"Sistema Crans", l'inchiesta si allarga

Scritto il 30/01/2026
da Lodovica Bulian

Indagato anche il capo della sicurezza. I media: 7 svizzeri su 10 bocciano la loro giustizia

L'inchiesta sulla strage di Capodanno si allarga a quattro indagati, e soprattutto al Comune di Crans-Montana. Era quello che da settimane chiedevano gli avvocati delle parti civili. Oltre ai coniugi Moretti, accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi, sul registro degli indagati ci sono ora anche l'ex responsabile della sicurezza pubblica del Comune, Ken Jacquemoud - ora in servizio alla Val d'Illiez - e quello attuale, Chirstophe Balet, referente anche per le ispezioni degli immobili. Non sono chiari ancora i reati contestati, ma entrambi saranno sentiti nei prossimi dieci giorni, mentre i gestori del «Constellation» sono stati di nuovo convocati in Procura il 9 e il 10 febbraio. Si dovranno accertare i motivi dei mancati controlli nel locale dei Moretti, che per legge dovevano essere annuali. E dei mancati rilievi sulla schiuma acustica che ha causato la strage di Capodanno, oltre che sulle uscite di emergenza. Jacquemoud ha ricoperto l'incarico fino al 2021. Balet è il funzionario che il 3 gennaio, due giorni dopo la richiesta della Procura, ha consegnato ai pm il dossier sulle ispezioni fatte al «Constellation». Documentazione che sarebbe stata integrata nei giorni successivi perché mancante di alcuni carteggi. Di certo l'ente non si costituirà parte civile perché «ci sono motivi per ritenere che sia venuto meno al suo dovere di far rispettare le diverse norme antincendio che gli spettavano al fine di salvaguardare la vita e l'integrità fisica dei clienti del bar», scrivono i pm.

Oggi gli inquirenti svizzeri sentiranno la testimone che il 31 dicembre del 2019 aveva girato un video all'interno del locale in cui si vedono le bottiglie scintillanti molto vicine al soffitto e si sente un cameriere gridare: «Attenzione alla schiuma! Occhio alla schiuma», alludendo al pericolo di incendio, sei anni prima del rogo.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha evocato ancora l'ipotesi di un cambio del magistrato incaricato dell'inchiesta sulla strage: «Uno è libero di decidere, si può anche cambiare magistrato: se lo richiedono, si può andare con il giudice di un altro cantone. Nessun incidente diplomatico, soltanto pretendiamo che si faccia giustizia. Ci sono morti e feriti italiani, non è una questione secondaria per noi».

Per questo resta ferma la decisione di subordinare il rientro in Svizzera dell'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado all'avvio di «un'effettiva collaborazione» tra le autorità giudiziarie dei due Stati e alla concreta istituzione di una squadra investigativa comune. Le perplessità sul modo di condurre l'inchiesta da parte degli elvetici sono diffuse non soltanto sul fronte italiano. Secondo un sondaggio della svizzera Rsi, alla domanda «avete fiducia nella procedura condotta dalle autorità vallesane», solo il 28 per cento ha risposto «sì», a fronte di una maggioranza di «no» del 71 per cento. E ieri presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato a Dubai il papà di Emanuele Galeppini, il sedicenne genovese morto nel rogo. A lui il sostegno e la vicinanza dello Stato.