Sfruttava manovali indiani. Arrestato il manager turco: voleva fuggire a Istanbul

Scritto il 01/06/2026
da Redazione

Fermato a Orio al Serio con la moglie. Stava costruendo il consolato Usa

I carabinieri lo hanno fermato all'aeroporto di Bergamo con la sua famiglia, mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto a Instanbul.

Il manager turco Ilas Demir, 49 anni, stava cercando di lasciare in fretta e furia l'Italia. Stava costruendo a Milano - ex area del Tiro a Segno di piazzale Accursio - la sede del consolato generale degli Stati Uniti: un cantiere da 200 milioni di dollari, per conto della statunitense "Caddell Construction Co. LLC". Ma, secondo la Procura di Milano, sfruttava centinaia di manovali indiani, pagati 2 euro all'ora, come raccontato nei giorni scorsi dal Corriere della Sera, e trattandoli come schiavi.

I pm di Milano Paolo Storari e Mauro Clerici hanno disposto il fermo per pericolo di fuga di Demir. Dopo il controllo giudiziario del 29 maggio in cui sono state riscontrate "numerose violazioni" nel cantiere, Demir, intercettato, ha avuto una telefonata con un interlocutore sconosciuto, in cui - secondo i pm - è "chiara la volontà di fuggire". E infatti il manager turco, il giorno dopo, acquista un biglietto aereo, per lui e per la sua famiglia. indagato per gravi fatti di caporalato", e "concreto, reale e imminente il pericolo di fuga".

Nella chiamata intercettata, si sente il suo superiore che gli dice: "Fra Zafer dice che se vieni per ferie sarebbe meglio". E alla sua domanda "Va bene. Non sarebbero dei problemi dopo?" gli risponde: "Ho parlato anche con Can Celik, loro dicono che così potrebbero esserci più problemi. Mi ha detto che potrebbe essere più problematico se succede nell'altro modo. Quindi qual è la data più vicina in cui puoi farlo? Vedi un attimo e parlane con tua moglie".

Da quanto ricostruito in seguito alle indagini dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro, nel cantiere sarebbero stati impiegati lavoratori "in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno" in una situazione di "para-schiavismo".

Lavoratori indiani reclutati dalla Dynamic House di Nuova Dehli che venivano pagati meno di tre euro l'ora. Per 10-12 ore di lavoro al giorno in cantiere, sei giorni su sette, erano pagati 1200-1500 euro, a cui dovevano togliere quasi 900 euro per pagarsi vitto e alloggio.

Tutto ciò dopo aver versato persino un "pizzo" da 5mila euro nel loro Paese agli "intermediari" che gli avevano "permesso" di arrivare in Italia a lavorare, senza conoscere la lingua, firmando carte che non sapevano leggere, tra insulti, botte e minacce. Nella più totale inconsapevolezza sui propri diritti lavorativi e sul costo della vita italiano. E quindi più manovrabili e "schiavizzabili".