Le indagini per capire cosa sia realmente successo nel bosco di Rogoredo la scorsa sera sono in corso ma alcuni capisaldi sono già stati fissati. L’agente che ha sparato e ucciso il 28enne marocchino Abderrahim Mansour, noto per essere uno degli spacciatori della zona, parte di una famiglia dedita a questa attività, era ad ampia distanza dal bersaglio. Non è stato un colpo a bruciapelo ma i due si trovavano a una distanza di 20, o ancora più probabilmente da 30 metri, come dimostra il proiettile nella scatola cranica della vittima. Sul caso sta lavorando la polizia scientifica, che ha già raccolto tutte le misure del caso per effettuare la ricostruzione, se necessario anche empirica, di quanto accaduto quella notte.
Sarà fondamentale ricreare un ambiente del tutto simile, se non identico, a quello in cui si sono trovati a fronteggiarsi l’agente e il pusher, con le stesse condizioni di luminosità e di visibilità dell’area circostante. Quanto finora emerso è compatibile con la ricostruzione fatta dal poliziotto ai pm, così come la presenza di un’altra pistola sulla scena. È un'identica riproduzione di una Beretta 92, caricata a salve ma senza il tappino rosso che identifica le armi non vere: a quella distanza l’agente non avrebbe mai potuto distinguerla da una pistola capace di uccidere. Il poliziotto ha spiegato che, come da protocollo, il suo intento era quello di rincorrere lo spacciatore ma quando il marocchino “ha tirato fuori la pistola e me l’ha puntata, (...) ho estratto l’arma ed ho esploso un colpo”. L’agente aveva un colpo in canna e 13 nel caricatore, come previsto dai regolamenti.
“Dai primi elementi che abbiamo in mano sembra scontato il riconoscimento della scriminante della legittima difesa, per un agente che era impegnato in una regolare attività di servizio e si è trovato in una situazione di pericolo”, ha dichiarato Dario Redaelli, consulente di parte del poliziotto, ex agente e oggi impegnato in alcuni dei più noti casi di cronaca. L’autopsia sul corpo di Mansour è stata fissata per il prossimo martedì per ottenere quante più informazioni possibili per la ricostruzione dell’evento e la determinazione della verità. Intanto l’agente, che non è stato sospeso, si trova attualmente in ferie per poter ritrovare la serenità necessaria per affrontare quanto accadrà nelle prossime settimane, sapendo di avere dalla sua parte i colleghi e gran parte degli italiani