Prendono il via oggi all'Aquila le perizie psichiatriche disposte dal Tribunale per i minorenni sui coniugi Trevallion, la coppia anglo-australiana al centro del caso della cosiddetta "famiglia nel bosco". I test mirano a valutare l'idoneità genitoriale di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, genitori dei tre bambini di 6 e 8 anni allontanati forzatamente lo scorso novembre dalla famiglia e trasferiti in una casa famiglia nel Vastese.
La perizia, affidata alla psichiatra Simona Ceccoli in qualità di consulente tecnica d'ufficio, arriva con settimane di ritardo. L'avvio era previsto già nei giorni scorsi, ma è slittato per l'assenza di un traduttore dall'inglese all'italiano. Un rinvio che, secondo la difesa, ha contribuito ad allungare una situazione già definita dolorosa. "Il tempo del dolore si è prolungato inutilmente", ha dichiarato lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente nominato dagli avvocati della famiglia.
I legali Marco Femminella e Danila Solinas hanno presentato un esposto chiedendo la revoca dell'assistente sociale incaricata dal Tribunale, Veruska D'Angelo. Nell'atto, gli avvocati parlano di una gestione "ostile e manchevole", di un conflitto personale e di una mancanza di imparzialità nello svolgimento dell'incarico. Contestate anche alcune ricostruzioni contenute nelle relazioni, dalla vicenda dell'intossicazione da funghi - ritenuta impropriamente assimilata a un avvelenamento - fino alle modalità degli incontri con i genitori, avvenuti con la presenza dei carabinieri prima della sospensione della responsabilità genitoriale.
Secondo la difesa, l'assistente sociale avrebbe inoltre ostacolato alcune richieste avanzate dai bambini, come le telefonate con nonni e parenti o l'incontro con alcuni coetanei. Al centro delle contestazioni anche una relazione dello scorso dicembre in cui si parla di "adulterazione" dello sviluppo emotivo a scapito di quello cognitivo: per i legali, la prova di un pregiudizio culturale e di una violazione del codice deontologico, oltre che del principio di riservatezza per presunte dichiarazioni rilasciate alla stampa.
Sulla vicenda è intervenuto anche il Comune di Palmoli. Il sindaco Giuseppe Masciulli ha precisato che l'assistente sociale non è dipendente comunale ma fa capo all'Ente d'Ambito Sociale di Monteodorisio, organismo sovracomunale cui è stato notificato l'esposto. Il primo cittadino ha inoltre richiamato l'attenzione sui costi dell'accoglienza dei minori in casa famiglia: 244 euro al giorno, troppo per un comune di circa 800 abitanti.