Il 20 gennaio, durante l’interrogatorio dei pm, Jacques Moretti è stato molto cauto nel parlare dei rapporti con i suoi dipendenti dopo l’incendio dei locali. Ha confermato solo di aver incontrato Jean-Marc, il suo “figlioccio”, e di aver avuto alcuni contatti telefonici con altri, senza però ricordarne i dettagli.
I magistrati hanno voluto chiarire il cosiddetto rischio collusione, ossia la possibilità che Moretti possa aver cercato di influenzare persone chiave dell’inchiesta. In particolare, i rapporti con la moglie Jessica, anche lei indagata, e con il personale dei locali potrebbero aver rappresentato una forma di pressione sulle testimonianze, anche solo attraverso messaggi o segnali impliciti.
I dipendenti e le telecamere ancora attive
A sorpresa, i pm chiedono se Moretti abbia organizzato un incontro con il personale dei suoi locali, Le Constellation, Senso e Vieux Chalet. La risposta è evasiva: “Non ho organizzato un incontro con gli ex dipendenti. Si sono incontrati tra loro. Io non ho partecipato, né mia moglie. Lo so perché me l’hanno detto, e ci sono ancora telecamere nei locali”. Secondo alcune fonti anonime, Moretti avrebbe invece continuato a controllare il personale tramite i sistemi di videosorveglianza.
Jean-Marc, il “figlioccio” di Moretti
Moretti spiega poi chi gli abbia fornito la notizia dell’incontro: “Quando dico “noi”, è Jean-Marc che me l’ha detto. Credo che trascorresse del tempo con gli altri dipendenti, anche di notte. Abita sopra il Vieux Chalet”. Moretti definisce Jean-Marc “uno di famiglia” e conferma che mantiene ancora rapporti con lui, sottolineando il ruolo di riferimento che il giovani svolge nei locali in sua assenza: “È i miei occhi, le mie orecchie”.
La riunione segreta
Secondo quanto riferito da un’avvocata delle vittime, Nina Fournier, la riunione, definita ironicamente “carbonara”, si è svolta alle 16.30 del 7 gennaio al Six Senses, vicino al Constellation. La legale precisa che non si conosce il contenuto delle conversazioni, ma che i partecipanti vivono “tra la paura e l’angoscia” di eventuali responsabilità non loro.
Se confermata, la “soffiata” sull’incontro rappresenterebbe, secondo Fournier, “un’ulteriore prova delle misure dei Moretti per influenzare le testimonianze”, con un rischio collusione evidente. Moretti, dal canto suo, ammette di sapere che l’incontro è avvenuto, senza chiarire il suo ruolo diretto.