I giudici potevano chiudere la vicenda dichiarando prescritti tutti i reati: d'altronde dal crac della Parmalat di Calisto Tanzi sono passati piu di ventidue anni, Tanzi è morto, del castello di carte che teneva in piedi il suo impero si è perso anche il ricordo. La Corte d'appello di Bologna, con la sentenza emessa giovedì sera, invece di dichiarare la prescrizione affronta di petto la vicenda: e assolve tutti. La bancarotta di Parmalat ci fu, e questo è un dato di fatto. Ma i manager di Bank of America, i responsabili della filiale italiana del colosso statunitense, non ebbero nessuna responsabilità. Assolti con formula piena Luca Sala, Luis Alfonso Moncada e Antonio Luzi, i tre big della banca che in quei giorni tempestosi del dicembre 2003, mentre si sgretolava l'azienda di Collecchio, venivano indicati dalla Procura di Milano e dai giornali come i complici di Tanzi nel rifilare a ignari risparmiatori i bond spazzatura marchiati Parmalat.
Invano, in una intervista a Stefano Zurlo del Giornale del lontano 13 ottobre 2008, Luca Sala - che per questa vicenda si era fatto anche una decina di giorni a San Vittore - spiegava che Bofa i bondi li vendeva non ai cittadini ma ad altri istituti finanziari, e che fino al collasso nessuno, neanche le grandi banche italiane, erano in grado di conoscere il reale stato dell'azienda. Ma perchè questo venisse riconosciuto da una sentenza ci sono voluti più di vent'anni.
Come è stato possibile? L'inchiesta partita con grande clamore mediatico si aggroviglia presto e si spezzetta, a Milano rimane in piedi solo il troncone dell'aggiotaggio, che in primo grado si conclude con la condanna di Tanzi a dieci anni di carcere: ma Sala (per cui la Procura aveva chiesto sei anni di cella) e gli altri di Bofa vengono assolti. A Parma approda invece il processo per bancarotta, e qui la situazione si fa surreale, la Procura chiude e riapre l'indagini a ripetizione, quando arriva la richiesta di rinvio a giudizio l'udienza preliminare si trascina per due anni, poi il processo non parte perchè manca il collegio di giudici che deve celebrarlo: cinque anni di stop. Quando finalmente si comincia, per arrivare alla conclusione ci vogliono tre anni e centoventi udienze. Il 21 aprile 2022 arriva la sentenza che condanna Sala a sette anni di carcere, Luzi a sei e mezzo, Moncada a sei. Per celebrare il processo d'appello bisogna aspettare altri tre anni. La prescrizione, scattata nel frattempo, sembra la soluzione più ovvia e comoda. Invece la Corte d'appello di Bologna assolve tutti.