Rogo all'emporio con tre morti. La Procura chiede tre ergastoli

Scritto il 16/04/2026
da Cristina Bassi

A processo il presunto esecutore e i presunti mandanti, anche loro cinesi, dell'incendio appiccato per un debito

Tre condanne all'ergastolo, con isolamento diurno per sei mesi. È la richiesta del pm Luigi Luzi per gli imputati nel processo per il rogo appiccato all'emporio di via Cantoni in cui persero la vita tre ragazzi cinesi, due fratelli di 17 e 18 anni e un 24enne. Gli imputati sono il presunto esecutore materiale e i presunti mandanti dell'incendio. Rispondono di omicidio volontario plurimo aggravato dal "nesso teleologico" (il nesso che esiste, penalmente, tra reato-mezzo e reato-fine), incendio e tentata estorsione, oltre alle accuse relative alla droga - shaboo - che venne trovata nel corso delle perquisizioni.

Il rogo è stato appiccato il 12 settembre del 2024 in un magazzino-showroom di mobili in cui le vittime, Yinjie Liu, Yindan Dong e Pan An, stavano dormendo. I tre uomini ora a processo vennero arrestati nel dicembre successivo nell'inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo. Si tratta di Washi Laroo, 27 anni, presunto esecutore, cioè colui che avrebbe appiccato l'incendio su commissione e che nei mesi scorsi è stato consegnato dall'Olanda all'Italia in esecuzione di un mandato d'arresto europeo. Poi i due presunti mandanti: Yijie Yao e Bing Zhou. Parti civili, davanti alla Corte d'assise di Milano con giudici togati Antonella Bertoja e Sofia Fioretta, sono i familiari delle giovani vittime, rappresentati dall'avvocato Fan Zheng. Stando alle indagini, il movente dell'incendio è stato un debito da 40mila euro che il proprietario del magazzino avrebbe avuto nei confronti dei mandanti. Le vittime erano suoi ospiti, dormivano quella notte nella struttura e tentarono invano di uscirne. Le conversazioni intercettate, ha spiegato ieri il pm nella requisitoria, sono state determinanti per ricostruire i fatti e le responsabilità. Nelle prossima udienza, il 27 aprile, parleranno le difese.

Nelle conversazioni agli atti Laroo, presente ieri in aula e che dovrà tornare in Olanda per scontare pene per altri reati, viene più volte appellato come "il pazzo". Così discutono i due cittadini cinesi: "Se viene preso, questa volta per uscire ci vogliono 15 anni". "Non c'è condanna a morte? No, qui al massimo danno 25 anni". E così aveva testimoniato in aula il proprietario, insieme al figlio, dell'emporio, anche lui cinese: "Mi ha chiamato (Pan An, ndr) verso le 22, mi ha detto che c'era un incendio, che erano dentro e non riuscivano a uscire. Io gli ho detto scappa subito, ma lui mi ha risposto che c'era fuoco anche all'ingresso, gli ho risposto vai in bagno e poi non ho sentito più nulla. Ho richiamato e non mi rispondeva più". Mentre l'avvocato delle famiglie: "Sono tre giovanissimi ragazzi morti in un contesto criminale. Sono stati strappati alla vita e alle loro famiglie". Tra i legali di parte civile, che ieri hanno chiesto risarcimenti, anche l'avvocato Rocco Francesco Paradisi.