Oro, argento e tech sulle montagne russe

Scritto il 30/01/2026
da Matilde Sperlinga

Microsoft perde il 12%. Caos geopolitico: i metalli preziosi toccano nuovi record

Nella tradizione, l'oro è sempre stato il vero denaro. Nel Medioevo il metallo giallo ha consolidato il suo ruolo come valuta, non solo come simbolo di potere e oggi torna a occupare questa posizione.

Ieri l'oro ha toccato l'ennesimo record, sfiorando in mattinata il valore di 5.600 dollari l'oncia, prima di retrocedere momentaneamente a 5.100 dopo le voci di una possibile tregua energetica tra Russia e Ucraina. Stesso movimento anche per l'argento che se in mattinata si era spinto fino i 120 dollari l'oncia, ha poi ceduto più del 6% portandosi a 108 dollari l'oncia (entrambi i metalli poi sono tornati a crescere, alle 20 di ieri l'oro si è fermato a 5.350 dollari l'oncia e l'argento a 114,5). Anche il rame ha toccato un nuovo picco a 14.400 dollari a tonnellata (+10%).

L'esempio di ieri sembra supportare la tesi secondo cui l'oro prospera sempre con le cattive notizie e sale ogni volta che c'è incertezza, mentre inciampa momentaneamente quando torna l'equilibrio.

Nonostante la perdita di slancio, non ci sono dubbi sul fatto che l'oro, e gli altri metalli, siano entrati in una stagione fatta di oscillazioni positive e, le motivazioni, sono varie. In primo luogo le tensioni geopolitiche, guidate oggi dall'incertezza in Iran, con le navi da guerra statunitensi sempre più vicine. Pesa poi la profonda sfiducia nei confronti della Federal Reserve. Le incertezze sulla traiettoria dei tassi e sulla tenuta dell'economia statunitense stanno indebolendo il dollaro, spingendo investitori e istituzioni a cercare riparo in asset percepiti come più solidi. A questo si somma il clima di instabilità legato ai dazi imposti dagli Stati Uniti e alle mire espansionistiche di Donald Trump. Il terzo fattore è rappresentato dal ruolo crescente delle banche centrali e del mondo delle criptovalute. Da mesi gli istituti monetari continuano ad accumulare oro nelle proprie riserve, riducendo l'esposizione al dollaro e rafforzando la propria autonomia finanziaria. Parallelamente, anche alcuni gruppi cripto stanno entrando in modo sempre più deciso sul mercato dei metalli preziosi. Tether, ad esempio, punta ad aumentare fino al 15% la quota di oro detenuta in portafoglio, con un ritmo di acquisto stimato in una o due tonnellate a settimana, segno di una convergenza sempre più marcata tra finanza digitale e asset tradizionali. A questo quadro si aggiunge anche la trasformazione tecnologica in atto: da una parte questa sta spingendo la domanda di metalli quali rame e nichel, dall'altra il timore di una bolla preoccupa gli investitori che cercano rifugio nell'oro. Solo per fare un esempio ieri, nonostante risultati annuali molto positivi, i timori per investimenti troppo elevati (37,5 miliardi nel quarto trimestre) in IA, senza ancora risultati visibili, hanno spinto il titolo di Microsoft al ribasso (-12%).

A rendere il quadro ancora più complesso è la natura stessa della domanda di oro e di altri metalli preziosi. Le loro oscillazioni di prezzo sono fortemente influenzate dalla componente speculativa: a differenza delle azioni, non esistono bilanci, utili o piani industriali da analizzare, e questo rende il terreno particolarmente fertile per movimenti rapidi e amplificati. La speculazione diventa così semplice e guida le dinamiche di breve periodo.

In questo scenario, come ha sottolineato Antonio Tognoli, responsabile analisi macro di Cfo Sim, «l'oro sembra aver superato il confine del semplice bene rifugio». Non è più soltanto lo scudo contro le crisi, ma «si sta trasformando sempre più in un vero e proprio bene da investimento», al centro delle strategie di governi, istituzioni finanziarie e nuovi attori digitali, in una partita globale che va ben oltre la tradizione.