È quaranta il numero che potrebbe far sbancare il casinò di Pedro Sanchez, accerchiato dal più grande scandalo giudiziario della Spagna democratica. Quaranta sono gli imputati in nove casi che raccontano la mappa della corruzione nel Psoe, il partito socialista accusato di aver costruito un sistema a protezione della cerchia del premier.
Quaranta sono i giorni di una traversata che il primo ministro non ha fatto e non farà nel deserto di urne anticipate, perché convinto che potrà ricandidarsi alle elezioni politiche nel 2027. Quaranta sono i membri del Psoe, tutti alti papaveri, convinti che sia il caso di darci un taglio già adesso con chi da quegli scandali è stato coinvolto, per salvare il salvabile tramite elezioni anticipate da convocare a breve.
Quaranta sono i fedelissimi di Santos Cerdan, il Richelieu di Sanchez, che ha fatto il bello e il cattivo tempo in Spagna dal ponte di comando del Psoe.
E infine quaranta sono i mesi i cui il giudice istruttore che ha portato a processo David Sánchez Pérez-Castejón, fratello del Primo Ministro, è stata sotto sorveglianza anche nelle circostanze più ordinarie della sua vita quotidiana, come dinanzi alla scuola delle sue figlie. Pressioni che però non hanno bloccato il processo, iniziato la scorsa settimana contro David Sánchez-Pérez Castejón, Miguel Ángel Gallardo (leader dei Socialisti dell'Estremadura) e altri nove alti funzionari del Consiglio provinciale di Badajoz, tra cui l'ex consigliere della Moncloa Luis Carrero, tutti accusati di mala gestione amministrativa e traffico di influenze per aver presumibilmente truccato l'assegnazione di un'alta carica al fratello del Primo Ministro.
Nel mezzo le parole di Koldo García, principale collaboratore di José Luis Ábalos, Ministro dei Trasporti fino al 2021, che si offrì di aiutare la Guardia Civil a comprendere il sistema Cerdan. Quest'ultimo, braccio destro di Sanchez, secondo le accuse, aveva sfruttato il suo potere all'interno del Psoe per arricchirsi e piazzare membri della sua rete in incarichi pubblici. Lo stesso Koldo García fu arrestato e Ábalos incriminato nel 2024 per aver accettato tangenti dall'imprenditore Víctor de Aldama.
Fu proprio da quell'indagine che emerse la figura di Cerdán come il vero deus ex machina del sistema socialista secondo gli elementi che ha raccolto il giudice Santiago Pedraz e che oggi utilizza per andare a dama. E poi i contratti Sepi, il salvataggio di aziende Forestalia e Tubos Reunidos aiutate con 112 milioni di euro di fondi pubblici: tutti particolari analizzati a lungo da Pedraz e messi in relazione per capire come i tentacoli degli uomini di Sanchez riuscivano ad arrivare ovunque e proteggere il cerchio magico. Il premier si difende, rigetta le accuse e rilancia: vuole ricandidarsi il prossimo anno e si dice convinto di vincere le elezioni.
Intanto la stampa attacca a testa bassa: da paladino anti fake news a ingegnere della macchina della disinformazione, titola El Mundo, con riferimento al governo che si è sempre presentato come fautore della lotta contro le fake, ma poi ha accettato quelle fabbricate con i soldi di Ferraz, la sede centrale del Psoe.