Uno Zar per Minneapolis: "Law & order"

Scritto il 30/01/2026
da Valeria Robecco

Homan, responsabile dei confini: "Lo Stato collabori". Il giudice: stop alle espulsioni

Ritorno del "law and order" a Minneapolis e tolleranza zero per chi minaccia le forze dell'ordine: lo zar dei confini Tom Homan presenta le sue priorità per riportare la calma nella città del Minnesota, e promette di proseguire con la repressione federale dell'immigrazione, pur riconoscendo la necessità di migliorare la missione e impegnandosi a chiedere conto agli agenti del loro operato. Homan, inviato dal presidente Donald Trump a Minneapolis per sovrintendere alle azioni dell'Ice dopo le polemiche per le uccisioni di due manifestanti americani, e dopo la rimozione del comandante della Border Patrol Greg Bovino, assicura in una conferenza stampa di "ristabilire la legge e l'ordine", poiché "la sicurezza della comunità è fondamentale".

Per il falco delle deportazioni i milioni di illegali entrati sotto l'amministrazione di Joe Biden rappresentando una minaccia alla sicurezza nazionale, e l'intenzione di Washington è di "non rinunciare" alla missione sull'immigrazione, ma renderla "più intelligente e sicura". "Trump vuole che la situazione venga risolta. E io la risolverò", chiosa Homan, riconoscendo la necessità di "miglioramenti" nelle operazioni relative all'immigrazione: "Ci occuperemo degli agenti che non rispettano gli standard di condotta", assicura. Allo stesso tempo ribadisce che "le persone hanno il diritto di protestare pacificamente ma ci sarà tolleranza zero se aggrediscono gli agenti dell'immigrazione". A suo parere, se ci fosse cooperazione tra le autorità federali e locali consentirebbe di ridurre la presenza dell'Ice, che condurrà "operazioni mirate" contro persone che hanno storie criminali o di immigrazione illegale.

Nel frattempo, un giudice federale ha ordinato agli agenti Ice di interrompere la detenzione e l'espulsione dei rifugiati in Minnesota che erano stati ammessi legalmente negli Usa, e di rilasciare immediatamente coloro che sono attualmente detenuti, in attesa di una nuova valutazione dei loro casi. Secondo quanto riporta il New York Times, John R. Tunheim ha emesso un'ordinanza restrittiva temporanea bloccando "per ora l'operazione dell'amministrazione, che finora ha coinvolto almeno 100 persone". "I rifugiati hanno il diritto legale di trovarsi negli Stati Uniti, il diritto di lavorare, di vivere in pace e, soprattutto, di non essere sottoposti al terrore di essere arrestati e detenuti senza mandato o motivo, nelle proprie case o mentre si recano a funzioni religiose o a fare la spesa", precisa. E continua a suscitare commozione il caso di Liam Conejo Ramos, il bimbo di cinque anni caricato su un'auto dei federali in Minnesota e deportato in Texas, diventato uno dei simboli della crudeltà dell'Ice. Dopo aver incontrato per mezz'ora padre e figlio nel centro di detenzione per migranti di Dilley, un gruppo di deputati democratici ne ha chiesto l'immediata liberazione, raccontando che è "triste e depresso", dorme praticamente tutto il giorno, "vuole sapere quando potrà rivedere gli amichetti e dove sono lo zaino e il berretto che gli sono stati tolti dagli agenti". Il dipartimento per la Sicurezza Interna nega di aver preso di mira il bambino, sostenendo che è stato il padre ad aver chiesto di tenere il figlio con sé. Lunedì intanto un giudice federale ha temporaneamente bloccato la deportazione di Liam mentre il caso viene contestato in sede giudiziaria.