4 novembre 1979. All'apice delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, un folto gruppo di militanti islamici fa irruzione nell’ambasciata americana di Teheran, reclamando l'estradizione dello scià Reza Pahlevi per porre fine al regolamento di conti che la rivoluzione islamica esigeva. Sessantasei americani, diplomatici e marines, vengono presi in ostaggio come contropartita per negoziare un riscatto. Nel caos totale, sei americani, membri dello staff consolare, riescono a fuggire, nascondendosi presso l'ambasciata canadese, che concederà loro asilo. La loro esfiltrazione è destinata a rimanere nella storia come una delle più audaci e improbabili operazioni segrete del XX secolo. Nome in codice: “Canadian Caper”.
A Washington e a Langley, dove ha sede il quartier generale della CIA, l’allarme è al massimo livello. Dopo la Baia dei Porci, la crisi degli U-2 e quella dei missili cubani, la cattura degli americani a Teheran, ripresi bendati e legati, pronti per essere consegnati al boia per un'esecuzione sommaria con la falsa accusa di spionaggio, viene considerata una delle peggiori crisi della Guerra Fredda. Tutte le opzioni sul tavolo dell'intelligence americana sono rischiose e l'idea che sei agenti consolari possano essere catturati e giustiziati come spie pesa particolarmente sulla Casa Bianca.
Nelle stanze dei decisori militari e politici ci si arrovella per trovare una soluzione, fino a quando Antonio "Tony" Mendez, agente della CIA specializzato in operazioni di esfiltrazione e coperture non ufficiali, avanza una proposta folle quanto geniale: fingere che quei sei americani siano in realtà una troupe cinematografica canadese impegnata in un sopralluogo per scegliere la location adatta a un film di fantascienza. La CIA non deve fare altro che “fingere di produrre un film” in stile Star Wars, inviare Mendez sul posto per prendere contatto con il resto della troupe, istruirli sulla loro copertura e portarli fuori dall'Iran sotto il naso delle Guardie della rivoluzione. Un'idea tanto folle da poter funzionare: in un romanzo, forse.
Il governo canadese accoglie l'idea e fornisce i passaporti “autentici” a Joseph e Kathleen Stafford, Mark e Cora Lijek, Bob Anders e Lee Schatz, i “Sei Canadesi” che attendono il loro salvatore: un uomo corpulento, dai folti baffi, nato a Eureka e da loro conosciuto con il nome in codice di “Julio”, l'agente segreto Tony Mendez.
Per rendere credibile il suo piano, Mendez aveva contattato John Chambers, truccatore hollywoodiano che aveva già collaborato con l'Agenzia e si era fatto un nome a Hollywood durante le riprese de Il pianeta delle scimmie. Dopo aver fondato la finta casa di produzione Studio Six Productions presso gli uffici della Columbia Studios appena lasciati liberi da Michael Douglas, le due menti dell'operazione Canadian Caper stamparono biglietti da visita con numeri di telefono veri, trovarono un copione e degli attori, fecero disegnare storyboard delle scene principali e locandine di un film che si sarebbe chiamato Argo.
La sceneggiatura, ispirata a un progetto mai realizzato tratto da Il Signore della Luce, era infatti accompagnata dai concept art di Jack Kirby che, sull'onda del successo di Guerre Stellari di George Lucas, diedero credibilità alla trama fantascientifica ambientata in un pianeta che ricordava il Medio Oriente, rendendo l'Iran dell'Ayatollah Khomeini il posto perfetto per le riprese.
Per quanto assurda potesse sembrare, la messa in scena di Argo era la migliore delle opzioni di esfiltrazione prese in considerazione dalla CIA e, una volta ricevuto il via libera dal presidente Carter il 23 gennaio 1980, Mendez volò con una considerevole dose di coraggio in una Teheran dove erano ancora in corso rastrellamenti e cacce all'uomo per eliminare gli ultimi residui della monarchia che aveva rovesciato, con il sostegno della stessa CIA e dell’MI6 britannico, il governo nazionalista e socialista di Mohammad Mossadeq.
I sei diplomatici americani, ormai “finti canadesi”, ebbero appena quarantotto ore per imparare a memoria le loro identità di copertura. Si scambiarono vestiti, provarono dialoghi, assunsero atteggiamenti da eccentrici professionisti del cinema e, infine, il 28 gennaio 1980, alle tre del mattino, si recarono insieme al loro esfiltratore “Julio” presso l'aeroporto Mehrabad, stringendo i denti quando il volo Swissair per Zurigo, che doveva portarli lontani da quel lungo incubo, subì un improvviso ritardo tecnico. Dopo oltre un’ora di tensione, l'imbarco venne portato a termine e i sei diplomatici, insieme a Mendez e a un altro agente dell'intelligence americana, volarono fuori dallo spazio aereo iraniano grazie a una delle più fantasiose operazioni segrete del secolo.
La notizia della temeraria fuga dei sei americani venne subito resa nota alla stampa, ma il ruolo della CIA rimase segreto fino al 1997, quando l’operazione venne ufficialmente declassificata e Tony Mendez divenne noto al mondo come l'agente segreto che aveva convinto i servizi segreti americani a produrre un falso film di fantascienza per salvare la vita a sei americani rimasti bloccati in Iran nella più grave crisi di ostaggi che gli Stati Uniti avessero mai dovuto affrontare.
L'odissea dei 66 ostaggi americani detenuti dagli iraniani, dopo il fallimento dell'operazione militare statunitense Eagle Claw, che aveva come obiettivo la loro liberazione ma fallì a causa di una tempesta di sabbia che provocò la morte di 8 soldati americani e la perdita di un elicottero Sea Stallion e di un aereo da trasporto C-130, si concluse dopo 444 giorni grazie alla mediazione diplomatica che coinvolse l'Algeria. Nel 2012, Ben Affleck, che si avvalse della consulenza di Tony Mendez in persona, ha diretto il film Argo, ripercorrendo questa straordinaria vicenda. Tony Mendez, che servì silenziosamente l'Agenzia per 27 anni e fu insignito dell'Intelligence Star, la più alta onorificenza per i servizi segreti americani, è morto nel 2019, celebrato come un perfetto esempio di eroe americano.