Dalla scorsa notte l'Iran è avvolto in un blackout totale di internet imposto dal regime. Una scelta politica, non tecnica, che impedisce al mondo di verificare in tempo reale ciò che accade nelle strade. Le informazioni disponibili parlano di circa 2.000 arresti, numerosi morti e feriti e di una repressione estremamente violenta delle proteste civili.
I pochi video confermati mostrano aggressioni contro manifestanti pacifici e arresti sommari, ma restituiscono solo una parte della brutalità in corso. "Spegnere internet è come spegnere gli occhi del mondo: così il regime può picchiare e arrestare senza testimoni" afferma l'analista di sicurezza internazionale iraniano Shahin Modares. "Il blackout permette alle forze di sicurezza di agire senza occhi addosso: arresti di massa, violenze indiscriminate, sparizioni temporanee. Quello che filtra all'estero è solo una minima parte della realtà. Le cifre sugli arresti vanno considerate per difetto: molti fermi non vengono registrati, soprattutto nelle periferie e nelle città più piccole, e chi viene arrestato può sparire per giorni o settimane senza notizie per la famiglia".
La risposta del regime alle proteste è ormai apertamente militare. Non si tratta di ristabilire l'ordine pubblico, ma di terrorizzare la popolazione. "La violenza serve a scoraggiare chiunque stia pensando di tornare in piazza" - continua Non esiste più distinzione tra manifestanti pacifici e presunti sovversivi". Teheran giustifica la repressione parlando di ingerenze straniere, ma si tratta di propaganda. Le proteste nascono da problemi interni profondi: crisi economica, repressione sociale, assenza di libertà politiche. Attribuirle a complotti esterni serve solo a delegittimare le richieste dei cittadini e a giustificare la violenza dello Stato. "Il silenzio e le ambiguità di parte della comunità internazionale aggravano la situazione. Ogni volta che i diritti umani vengono applicati in modo selettivo - denuncia ancora Modares - il regime lo interpreta come un via libera. Per chi manifesta, questa incoerenza è una seconda forma di violenza".
Il contrasto con il Venezuela è evidente. Mentre in Iran si spara sui civili e si arrestano migliaia di persone, settori della sinistra internazionale e la Cgil protestano per la cattura di Nicolás Maduro, difendendo un dittatore e ignorando la repressione contro chi lotta per libertà fondamentali. Il blackout trasforma l'Iran in una prigione a cielo aperto. Raccontare ciò che accade senza filtri ideologici è un dovere: i diritti umani non sono una bandiera politica, o sono universali, o non sono.