«I casseur non hanno nulla a che fare con noi, li vediamo anche il 31 dicembre o il 14 luglio». Così i dirigenti del Paris Saint-Germain avevano messo le mani avanti prima della finale di Champions, declinando ogni responsabilità per eventuali violenze: tornate puntuali, a Parigi, nella notte tra sabato e domenica dopo la vittoria sull'Arsenal. Un bilancio di 780 arresti e 457 fermi nella capitale; 219 feriti in tutta la Francia, tra cui una agente di polizia in gravi condizioni e un tifoso in prognosi riservata, e un motociclista morto dopo essersi schiantato sui blocchi di cemento della Périphérique vicini allo stadio Parco dei Principi.
Ma in una città nuovamente blindata per i festeggiamenti del day after, dopo la notte di guerriglia urbana e gli scontri verificatisi in 71 città dell'Esagono oltre a quelli di Parigi, il ministro dell'Interno Nuñez ieri pomeriggio spiegava che «la situazione è rimasta globalmente sotto controllo nonostante qualche eccesso sedato dalle forze dell'ordine». La stragrande maggioranza della gente, ha precisato, è uscita di casa per festeggiare, «qualche individuo, e non si tratta di tifosi del Psg ma di gente che neppure guarda le partite, è uscito per creare incidenti e disordini». Gas lacrimogeni, cariche. Un film non dissimile dallo scorso anno in cui i casseur dopo il trionfo a Monaco non furono da meno: in 48 ore, a Parigi 570 arresti tra cui circa 50 minorenni tra i 15 e i 16 anni, vero nodo irrisolto dell'insicurezza di certe banlieue che all'improvviso sbarcano in città. Giovani sui vent'anni, la restante parte dei fermati. Ad alcuni l'anno scorso furono inflitte pene detentive con la condizionale, multe, lavori socialmente utili o corsi di educazione civica; scelte light, stigmatizzate allora dal ministro della Giustizia Darmanin, che parlò di condanne «non più commisurate al livello di violenza presente nel Paese». Dodici mesi dopo, Darmanin è ancora al suo posto e potrebbe perfino candidarsi all'Eliseo. Alla vigilia di scontri che hanno visto pure stavolta terze e quarte generazioni di figli di immigrati nel caos di sabato, aveva proposto «una moratoria di tre anni sull'immigrazione legale, perché abbiamo raggiunto il limite delle nostre capacità di integrazione e assimilazione».
Da settembre c'è un nuovo governo; stesso Guardasigilli, e non è cambiato granché nel «pedigree» dei vandali. Volto coperto, armati di spranghe. Sabato festa tramutata in dramma. Ancora ieri, Champs-Élysées viale fantasma per paura, vetrine blindate, assi del lusso in tenuta anti-saccheggio, ma polemiche congelate per l'arrivo degli «eroi» della squadra di proprietà qatariota. Nasser Al-Khelaïfi, presidente del «Paris», da Campo di Marte dove si è tenuta la festa di ieri con i giocatori, ha rivendicato le due stelle senza riferimenti agli scontri della sera prima. Squadra ricevuta all'Eliseo da Macron, che degli scontri ha parlato: «Il Paris ha vinto due stelle, che gioia, ma sfortunatamente abbiamo visto scene di violenza inaccettabili e non possiamo abituarci, fatti inqualificabili». Giù applausi. Il «grazie» alle forze dell'ordine e ai commercianti, poi nuovo annuncio: «Questo non è il calcio, non è sport e saremo irreprensibili, tutto ciò deve finire». In una Francia al voto tra meno di un anno, il tema delle gang di origini maghrebine è caldissimo. E il candidato macroniano all'Eliseo, l'ex premier Philippe, da giorni invoca una «immigrazione selezionata e controllata». Ma ieri dal governo nessuna correlazione tra chi sfondava bancomat e dava alle fiamme auto e cassonetti.