Software spia e Report, Nordio a muso duro: "Ripugnanti insinuazioni sul governo"

Scritto il 30/01/2026
da Redazione web

Il Guardasigilli: "Blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l'indipendenza della magistratura"

"Se il popolo respingerà" con il referendum la riforma della giustizia sulla separazione delle carriere, "resteremo fermi al nostro posto, rispettandone la decisione. Se al contrario la confermerà, inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura, con il mondo accademico, con l'avvocatura, per elaborare le necessarie norme attuative". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2026 alla Corte Suprema di Cassazione a Roma.

Il Guardasigilli poi, in riferimento ad un presunto software spia presente nei pc dei magistrati in base a quanto sostenuto in una inchiesta di Report, ha spiegato: "Troverei irriguardoso soffermarmi a smentire alcuni ripugnanti insinuazioni che in questi giorni sono state diffuse sull'ipotesi di interferenze illecite, da parte nostra, sull'attività esclusiva e sovrana della magistratura".

Tornando al referendum e alla riforma della giustizia, il ministro ha ribadito: "La riforma della separazione delle carriere, passata "attraverso un lungo e articolato esame parlamentare durato oltre due anni, ora, in perfetta aderenza al dettato costituzionale, approda al giudizio del popolo sovrano. Non intendo in questa sede dilungarmi sui contenuti, sento però il dovere istituzionale di ribadire con chiarezza e fermezza che ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l'indipendenza della magistratura, un principio non negoziabile. L'attribuzione al legislatore di un'intenzione di sottoporre la magistratura al potere esecutivo è null'altro che una grossolana manipolazione divinatoria di una realtà immaginaria. Mi auguro che questa vuota polemica venga ripudiata dagli intelletti più maturi".

Di diverso avviso il Procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta che nella relazione in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario ha evidenziato che "lo scontro, perché come tale presentato agli occhi dei cittadini, tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico".

"In realtà, sulla giustizia occorrerebbe aborrire la logica del malcontento precostituito e della semplificazione dei problemi a tutti i costi, che è figlia (e madre) di assetti non dialogici: la democrazia, viceversa, è dialogo e concerto, produce ineluttabilmente soluzioni faticose, ontologicamente compromissorie (nel senso nobile dell'etimologia: "promettere insieme") e di più lunga elaborazione e attuazione. Ma lo schema binario della contrapposizione poco funziona quando la questione da risolvere sia un affare complesso e delicato come la giustizia di un Paese", ha aggiunto il procuratore generale della Cassazione.