Referendum, Saviano: "Il Sì indebolisce la lotta alle mafie"

Scritto il 30/01/2026
da Massimo Balsamo

L'analisi dello scrittore: "Tutto ciò che indebolisce chi le contrasta ha come diretta conseguenza quella di rafforzarle"

“Votare Sì al referendum sulla separazione delle carriere finisce per aiutare le mafie”: questa la versione di Roberto Saviano. In un editoriale oggi su Repubblica, lo scrittore afferma che il problema non starebbe tanto nella repressione dei reati di strada — aggravata, a suo dire, da un “panpenalismo” che riempie i codici senza aumentare la sicurezza — quanto nel fatto che le vere leve del potere criminale resterebbero intatte: l’economia illegale e le connivenze tra criminalità organizzata e politica. Terreni sui quali la riforma non inciderebbe minimamente.

Oltre ad affermare che il "Sì" al referendum aiuta le mafie, Saviano rincara la dose: “Perché tutto ciò che indebolisce chi le contrasta ha come diretta conseguenza quella di rafforzarle. E non si tratta di una posizione ideologica, ma della presa d’atto di una costante storica: le organizzazioni mafiose prosperano quando l’azione giudiziaria è più fragile, più divisa, più isolata, più strumentalizzata a fini politici (da Garlasco alla famiglia nel bosco) al solo scopo di generare sfiducia e indebolirla nel suo complesso. E questa riforma sottoposta a referendum — al di là della retorica sulla “modernizzazione” — va esattamente in quella direzione”.

Nel mirino finisce quindi l’idea stessa di una magistratura con carriere separate tra giudici e pubblici ministeri. Una scelta che, secondo Saviano, renderebbe l’ordine giudiziario più debole e permeabile. Una magistratura “divisa”, insomma, sarebbe anche una magistratura più esposta alle pressioni. Il ragionamento prosegue sul terreno degli equilibri istituzionali. Le inchieste antimafia, sostiene lo scrittore, funzionano solo se poggiano su strutture forti e realmente indipendenti. Quando questi presidi vengono meno, le indagini si spengono e lo spazio lasciato libero viene occupato da relazioni opache e interessi incrociati. Da qui l’affondo più diretto: “Separare il pubblico ministero significa renderlo più solo, più esposto, più governabile. Significa alterare gli equilibri del Csm e aumentare la permeabilità dell’ordine giudiziario all’influenza dell’esecutivo attraverso carriere, nomine e disciplina. La separazione delle carriere non toglie potere allo Stato: lo concentra. E ogni volta che il potere si concentra nell’esecutivo, i contrappesi democratici rischiano seriamente di indebolirsi. Per la gioia delle mafie”. Una lettura, l’ennesima, che trasforma il referendum in uno scontro politico e simbolico.