In settimana è successo di tutto in casa del Milan. Allegri e i suoi son tornati da Reggio Emilia con le ossa rotte, la classifica incrinata e l'umore sotto i piedi. Nel frattempo hanno preso a circolare voci e indiscrezioni riferite al futuro accreditando un possibile divorzio dal ds Tare e dallo stesso Allegri diretto in Nazionale. Infine, per non farsi mancare niente, dalle chat di tifosi e da qualche vedovo della gestione Fassone-Mirabelli, è partita la petizione per chiedere le dimissioni di Furlani l'ad rossonero. Dinanzi a questa tempesta perfetta dal fronte interno non è uscito nemmeno uno spiraglio di luce.
Così è toccato, come al solito, a Max Allegri dotarsi di una massiccia
quantità di attaccatutto e provvedere nella conferenza di ieri a rimnettere insieme il puzzle andato in frantumi. Con l'Atalanta, si sa da qualche anno, il Milan a San Siro ha sempre patito e nell'occasione - per via dei gol che mancano all'appello - è senza un successo dal 21 marzo (contro il Toro). Con questo scenario disarmante, più l'assenza di Modric, e le cifre del girone di ritorno deficitarie, un altro al suo posto avrebbe cominciato a dare i numeri. E invece Max Allegri ha provato a riattaccare i pezzi del mosaico. A cominciare dall'aiuto dei tifosi («è un momento decisivo, abbiamo bisogno del loro sostegno») per passare poi ai rapporti con il club («non mi sono mai sentito solo. Poi ci si confronta, si possono avere idee diverse, ma bisogna ottenere risultati
salvando la sostenibilità»). Sul futuro azzurro è stato ancora più categorico («non ci ho mai pensato perché il mio obiettivo è rimanere al Milan il più a lungo possibile») prima di chiudere con un monito indirizzato anche agli uffici di casa Milan («tutti dobbiamo lavorare per il meglio del Milan rispettando la sua storia»).
Stasera c'è la partita, con una contestazione annunciata, un De Winter al posto di Tomori squalificato in difesa, un centrocampo rivoluzionato e un attacco che prevede Gimenez più Pulisic con Leao in panchina. Forse nemmeno il Milan di Gullit e Van Basten ne uscirebbe vivo.