Arrivano potenziali e importanti novità per ricostruire con esattezza i fatti che hanno portato alla morte di Giacomo Bongiorni, il carpentiere di 47 anni ucciso sabato scorso a Massa, in piazza Palma, sotto gli occhi impotenti di compagna e figlio. Soprattutto alcuni secondi di una registrazione video potrebbero essere determinanti per i fatti.
Il contenuto del video
Alcune telecamere dell’area sono riuscite a riprendere quasi due minuti di filmato che è finito agli atti ma la parte definita “interessante” dura appena 15 secondi. Nonostante la nitidezza, i fatti si sono svolti un po’ più lontano e di mezzo c’è anche un albero che in parte ne occlude la visuale.
Da quel che si vede, Bongiorni non colpisce il 17enne campione di boxe come il giovane, invece, ha raccontato ai pm della Procura per i minorenni. Semmai, le immagini raccontano un’altra versione seppur non in maniera così nitida: sarebbe stato il minorenne a dare un pugno in faccia alla vittima con il suo braccio che si vedrebbe spuntare fuori da dietro un albero.
A quel punto, Bongiorni cade per terra. Poco dopo è un altro individuo che si avvicina alla vittima, si abbassa se sembrerrebbe sferrare un altro pugno diretto in pieno volto senza che il carpentiere 47enne opponga resistenza. Poi l’ex pugile non si vede più ma per pochissimi istanti vengono inquadrati i due maggiorenni adesso in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato per futili motivi, ovvero il 23enne Alexandru Ionut Miron e il 19enne Eduard Alin Carutasu. Quest’ultimo, dalle immagini delle telecamere, sembra sferrare3 un calcio alla vittima.
Per sua stessa ammissione, al giudice ha raccontato di averlo “colpito per rabbia, non volevo uccidere”.
Una vicenda sicuramente intricata e complicata per comprendere l’esatta dinamica dei fatti e soprattutto di chi sono le reali responsabilità. L’autopsia ha messo in luce che la morte di Bongiorni è stata causata da forti lesioni alla testa causate da impatti violenti ma, nel frattempo, diventano di cruciale importanza gli interrogatori ai quali sono sottoposti i cinque giovani che attualmente sono indagati, tre maggiorenni e due minorenni.