Breve fenomenologia dei defunti resuscitati dall'AI: da Ugo Foscolo alla Cina

Scritto il 10/05/2026
da Massimiliano Parente

Dalla Cina agli avatar dei vip scomparsi, cresce il business della “resurrezione digitale”: chatbot, ologrammi e ricordi interattivi dividono esperti e famiglie tra conforto, dipendenza e nuovi dilemmi etici

Una volta (una volta per modo di dire, il tempo tecnologico passa molto velocemente) mi ha detto: “Ma questa AI non potrebbe far rivivere papà?”. Questa domanda mi ha commosso e allo stesso tempo irritato, le ho risposto bruscamente “no, mamma, papà è morto purtroppo”, lei però mi ha sorpreso: “Lo so. Per parlarci, come un’illusione” e sono rimasto senza parole. Finché non mi sono imbattuto sul fenomeno dei morti viventi in Cina. No, non zombi (ancora non ci siamo, salvo nuovi virus), piuttosto defunti ricreati con l’AI che parlano con i propri cari. E annesso dibattito di pro e contro.

Ovviamente c’è già dietro un business, e arriverà anche qui. Nel 2023 Super Brain, studio AI di Taizhou fondato da Zhang Zewei che crea avatar digitali di persone morte, non solo video commemorativi ma anche chatbot interattivi, alimentati da voce, immagini, memoria familiare, materiali lasciati dal defunto. All’epoca Super Brain dichiarava più di 400 ordini completati, con prezzi molto diversi: poche centinaia di yuan per brevi video, fino a 50.000, 100.000 yuan per chatbot personalizzati.

Nel 2024 divenne popolare un caso di “riunione digitale” tra la famiglia di una donatrice di organi e la defunta, realizzata da Fu Shou Yuan International Group, grande gruppo funerario cinese. La cosa importante è che Fu Shou Yuan non viene presentata come startup marginale. Si tratta di un vero e proprio operatore funerario che integra tecnologie innovative per creare un nuovo “digital remembrance space”, uno spazio digitale di commemorazione. Il morto digitale entra nel settore funerario vero.

C’è stato poi il caso del cantante taiwanese Bao Xiaobai, che usò l’AI per ricreare la figlia morta a 22 anni e farle cantare “Happy Birthday” alla madre. Al contempo saltò fuori anche il problema del consenso, riguardava il cantante Qiao Renliang, morto nel 2016, ricreato da fan con AI contro la volontà della famiglia (chissà le liti, “quell’avatar è mio figlio!”).

L’anno scorso il Guardian pubblicò uno speciale sulla “digital resurrection” nel quale si parlava delle immagini AI di Ozzy Osbourne in un concerto di Rod Stewart, l’intervista televisiva a una ricostruzione digitale di Joaquin Oliver, ucciso nella sparatoria di Parkland, e altri casi di avatar e deathbot. Il pezzo metteva in evidenza una cosa: da sempre i vivi conservano oggetti, lettere e fotografie e video, erigono monumenti, parlano con le lapidi. I deathbot introducono interazione continua, e questa può aiutare oppure disturbare il processo del lutto (sebbene io abbia sempre rifiutato l’elaborazione del lutto, da quando è morto mio padre ogni giorno è peggio, la sofferenza non si attenua e non voglio vedere niente di lui, e quando qualcuno mi dice “lo devi metabolizzare” me lo mangerei vivo, metabolizzandolo). Comunque il Guardian citava anche il dato cinese: avatar economici da 20 yuan, avatar interattivi molto più costosi, più paghi più il tuo caro estinto sarà verosimile.

Nel frattempo (sempre in Cina) spopolano gli “AI-powered hologram boxes”, box olografici alimentati dall’AI per cani e gatti defunti, e proprio in questi giorni il governo cinese ha pubblicato una bozza sui “digital virtual human information services”, che impone un’etichettatura chiara dei contenuti con digital humans, il divieto di creare un umano digitale riconoscibile usando dati personali altrui senza consenso, divieto di servizi che offrano relazioni intime virtuali ai minori, l’obbligo di intervenire se gli utenti mostrano segnali di autolesionismo o dipendenza.

Insomma, alla fine se vuoi il tuo caro estinto simulato devi pagare, e devi stare dentro le regole, non rubare i defunti altrui (che poi chi lo farebbe? Giusto nel caso delle star, ognuno potrebbe avere il suo Michael Jackson o Freddie Mercury personale, e però non lo so, magari in Cina uno vuole il parente dell’altro). Una cosa è certa: in Italia Taffo sul mercato del caro estinto in formato ologramma e parlante con l’AI ci si potrebbe buttare senza dubbio, a mia mamma dovrei dire “senti, adesso vediamo che trovo”, e in ogni caso ricordiamoci che già Ugo Foscolo, ne I sepolcri, aveva capito che “i monumenti inutili ai morti giovano a’ vivi”. Con l’AI o senza l’AI il concetto non cambia molto. Foscolo approverebbe, credo.