È stato prelevato da casa sua a Cagliari ieri pomeriggio da infermieri equipaggiati con tute bianche e caschi. L'uomo, italiano ma originario del Congo, è il secondo caso sospetto di ebola. Poco tempo fa è andato a trovare i parenti congolesi e, per rientrare in Sardegna, ha fatto scalo in Egitto, senza quindi passare per i controlli previsti dal protocollo. Ma, dopo aver manifestato sintomi compatibili con il virus letale, è stato lui stesso a chiamare il 118 e a farsi soccorrere. L'uomo è stato isolato nell'ospedale Santissima Trinità a Cagliari, rispettando tutte le procedure di sicurezza. Un suo campione di sangue è subito stato consegnato allo staff dello Spallanzani di Roma, l'ospedale sentinella delegato ad analizzare tutti i potenziali campioni. I risultati dovrebbero arrivare in mattinata.
L'intervento è scattato nella centralissima via Manno a Cagliari, affollata di turisti. L'area è stata delimitata con transenne e resa inaccessibile. Per garantire la sicurezza durante le operazioni sono intervenuti anche agenti della polizia locale, della polizia di Stato e squadre dei vigili del fuoco. In base alle regole stabilite dalla circolare approvata dal Ministero della Salute, chi arriva in aereo da Congo e Uganda è obbligato, entro 24 ore dallo sbarco, a rilasciare i propri dati in aeroporto per essere rintracciabile in caso di focolai. E, se sospetto, verrà fatto atterrare a Fiumicino, come hub sanitario nazionale, per essere affidato allo Spallanzani. In particolare, sono cinque i livelli di rischio indicati nella circolare, stabiliti sulla base del tipo di esposizione dei viaggiatori nei 21 giorni precedenti (ad alto rischio e non ad alto rischio) e delle presenza o meno di sintomi. I livelli vanno da molto basso a basso, moderato, alto e molto alto. Nei livelli più bassi confluiscono tutti gli asintomatici che non sono stati in un'area di attenzione e non riferiscono una potenziale esposizione (raggiungibili dalla Asl per 21 giorni) e gli asintomatici che non sono stati in un'area di attenzione ma che riferiscono una o più esposizioni non ad alto rischio.
I protocolli di sicurezza ci sono, ma il rischio per l'Italia è molto basso. Il ceppo in circolazione, la variante Bundibugyo, è meno contagioso di altri e ha uno scarso rischio di diffusione. Tuttavia non esistono vaccini mirati né test rapidi per la diagnosi su larga scala. Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, si contano nella regione africana colpita almeno 1.100 casi sospetti, di cui 263 confermati, e 43 morti accertati. A due settimane dalla dichiarazione dell'epidemia di Ebola nella provincia di Ituri, Medici Senza Frontiere lancia l'allarme: il numero di casi cresce rapidamente, centinaia di campioni restano non analizzati e la risposta è ancora insufficiente. In una dichiarazione diffusa durante la visita del direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus a Bunia, Msf denuncia «la crescita veloce dei casi e i gravi ritardi nell'arrivo di aiuti e personale medico».

