Il caso di Garlasco è appena all’inizio di questo nuovo filone d’indagine: la chiusura delle indagini comunicata dalla procura di Pavia, con la messa a disposizione dell’informativa del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano, ha aperto una nuova fase nella quale si smette di fare ipotesi e ci si concentra sui fatti. Fatti che i militari hanno messo in linea, uno dopo l’altro, come risultato delle loro indagini e che stanno iniziando a mostrare una nuova presunta verità per l’omiciio di Chiara Poggi. Per la legge, finché eventualmente non ci sarà una revisione, il colpevole dell’omicidio è Alberto Stasi, all’epoca dei fatti fidanzato della vittima. Ma ora tutte le attenzioni della procura sono concentrate su Andrea Sempio, che secondo loro è, al contrario, l’unico colpevole di quell’efferato crimine.
Tra gli elementi a carico del commesso della Wind, che fin dai tempi delle scuole medie è amico di Marco Poggi, fratello della vittima, ci sono alcuni manoscritti che sono stati recuperati dai carabinieri all’inizio di questa indagine. Tutto inizia a febbraio del 2025, quando i carabinieri di Vigevano telefonano a Sempio per comunicargli la presenza di una notifica da ritirare. Lui immagina immediatamente che potrebbe riguardare il caso dell’omicidio, quello che non sa è che è già intercettato e sotto controllo in quel momento. “Porca put... ancora con questa storia. Quindi, cosa mi devo aspettare? Che c... hanno trovato?”, dice tra sé e sé in uno dei tanti soliloqui registrati. A quel punto, si legge negli atti finora noti, “lo stesso poneva in essere alcuni atteggiamenti ambigui a fronte dei quali anche i commenti, fatti da solo in auto, risultano rilevanti”.
Nello specifico, quel giorno Sempio arriva a casa e pochi minuti dopo esce con alcuni sacchi della spazzatura, che va a buttare “in alcuni bidoni dell’indifferenziata”. Sale in macchina e si dirige verso il centro commerciale dove lavorava, e dove si trovava fino a poco tempo prima, ma non entra nello spazio del mall, dirigendosi, invece, verso un’isola ecologica. Quel che non sapeva è che dietro di lui c’erano i carabinieri, che dopo che lui buttava raccoglievano. I militari, infatti, come si legge “individuavano il sacco della spazzatura gettato dall’indagato e divenuto sospetto proprio poiché gettato in un luogo lontano da casa sua”. Un’intuizione logica che porta i suoi frutti, visto che in quel sacco i carabinieri hanno trovato “al suo interno un foglio a quadretti manoscritto su entrambi i lati. Su un lato erano riportati degli appunti relativi alle modalità di approccio da utilizzare con le donne. Dall’altro lato, al netto di alcune parole poco comprensibili, degli appunti che si ricollegano a quanto avvenuto il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi”. È un elenco che in apparenza sembra sconnesso, titolato “Inizio scoperta”, posto tra caporali. Quindi, di seguito, la lista, scritta in stampatello, non sempre comprensibile: “a cucina a sala”, “cane”, “colpi da…”, “campanello”, “finestra da fuori”, altre parole non comprensibili e poi “assassino”. Sono parole che possono essere ricondotte all’omicidio di Chiara Poggi, che devono però essere ancora collocate e contestualizzate, visto che l’indagato durante l’ultimo colloquio con i pm si è avvalso della facoltà di non rispondere.
C'è poi l’intercettazione di un altro soliloquio: “La storia del video è stata... il video... lo devo aspettare da un momento all’altro... ok, cioè Chiara... lei nel video sembrava proprio... si è spostata”. Per chi indaga, queste parole suffragano “ulteriormente la prova indiziaria” e dimostrano “altresì come l’indagato, a conoscenza delle indagini a suo carico, fosse consapevole che prima o poi questo dato sarebbe venuto alla luce”. Ma pare che Sempio lo sospettasse già da tempo, almeno dal 2017 quando, nel corso dell’indagine precedente, in una registrazione ambientale diceva: “Si sono filmati perché hanno visto dei filmati porno”. Ma ai tempi questa captazione non venne considerata utile.

