È più grave che nelle casse regionali i soldi non ci siano realmente o che i conti vengono un po’ troppo «interpretati »? Balla su questo dilemma il dibattito politico sulla sanità in Umbria. Sanità che funziona più nelle corsie degli ospedali che nell’amministrazione regionale. Dove sembra invece che la matematica sia un’opinione.
La giunta Pd di Stefania Proietti denuncia un deficit di bilancio sanitario di 243 milioni di euro. Tutti a gridare agli sprechi della squadra precedente, quella di Tesei e della Lega. Poi interviene la Corte dei Conti e smentisce i dati, riducendo il buco a 90 milioni.
Un’ulteriore riduzione viene poi ricalcolata dal vicepresidente regionale Tommaso Bori che improvvisamente parla di un ammanco di 73 milioni. Di fatto non si era tenuto conto delle somme accantonate dalla giunta regionale (troppo alte secondo la Corte), della copertura che si poteva ottenere dai 57 milioni di euro di attivo nel bilancio consolidato 2024 e soprattutto dai 40 milioni di payback sui dispositivi sanitari riconosciuti dal Governo all’Umbria. Che senso ha avuto allora annunciare un debito più grosso della realtà - creato ad arte - e paventare addirittura il commissariamento della sanità? É stata solo una strategia per screditare i predecessori e fare la parte dei salvatori della sanità? Secondo l’opposizione del centro destra è stata una manovra per mettere le mani nelle tasche dei cittadini per altri scopi e non certo in nome del salvataggio della sanità pubblica. Ne è prova l’aumento, appena scattato, dell’Irpef per i redditi superiori a 50mila euro. «È stata fatta una politica del terrore da parte della giunta Proietti - denuncia Matteo Giambartolomei, consigliere regionale di Fratelli d’Italia. Un’operazione per screditare la giunta Tesei (Lega) precedente e per paventare il rischio commissariamento. E anche per sentirsi giustificati nel chiedere nuovi contributi ai cittadini». Ma già qualcosa scricchiola nel piano Pd per mettere in salvo i conti: «Azzereremo le liste d’attesa in tre mesi» aveva annunciato la presidente della Regione Stefania Proietti in campagna elettorale. «Dopo quattro mesi ci siamo resi conto che le liste d’attesa sono raddoppiate » replica Fdi. Insomma, o i conti vengono sistemati o si rischia di intaccare una sanità che (nei fatti) funziona. L’ultimo rapporto di Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari, promuove tutti gli ospedali umbri (risultato piuttosto raro nelle altre regioni) e non segnala nemmeno un reparto da sottoporre ad audit nel 2026, cioè le verifiche sui servizi sanitari che non raggiungono i livelli standard di cura.
Vuol dire che le cose funzionano, che i medici (nonostante i salti mortali per la mancanza di personale e il mancato turn over) riescono a garantire cure di qualità. Ed è anche per questo che dalle altre regioni (in particolar modo dal Lazio) arrivano pazienti per farsi curare.
«La presidente Proietti - denuncia la capogruppo Fdi Eleonora Pace - non ha stoppato nessun accordo con i privati come invece aveva detto ma ha confermato la volontà di stipulare accordi con i privati accreditati per l’anno 2025, confermando lo stesso fondo che stanziammo noi nel 2024».

