Il dialogo, sempre opportuno, tra industria e governo deve avere le caratteristiche del confronto schietto, trasparente, propositivo. Il che presuppone rispetto dei rispettivi ruoli. E, soprattutto, rispetto assoluto verso la libertà di fare impresa all'interno del perimetro condiviso di regole precise e chiare. Dico questo alla luce dell'assemblea generale di Confindustria dove è intervenuta il premier Giorgia Meloni. Industriali e primo ministro hanno condiviso la preoccupazione di un possibile rallentamento della crescita economica dovuto al drammatico scenario internazionale. I costi elevati dell'energia sono un fattore assai penalizzante sulle attività produttive. Questo è un elemento di oggettivo svantaggio rispetto alle aziende che operano in altri Paesi nei quali la dipendenza energetica dai fornitori tradizionali è meno incisiva. Poi c'è la burocrazia che nell'Unione europea (anche in Italia non si scherza) non aiuta. Come i ritardi sulle semplificazioni. Tuttavia, tali intralci non devono favorire pratiche che possano indebolire le dinamiche proprie di un'economia di mercato. Il governo deve fare la sua parte, adoperarsi per avviare soluzioni che liberino il fare impresa dei privati. Mentre esse non devono cedere alla tentazione di domandare forme di sostegno quali incentivi e bonus vari. Stare sul mercato comporta rischi che sono nella natura di chi intraprende. Gli imprenditori sono legittimati a premere sull'esecutivo affinché metta in campo una coraggiosa politica industriale che risponda alle problematiche del presente e sappia esprimere una visione di prospettiva. Un governo che pensi, finalmente, a tutto il complesso del sistema produttivo italiano che non è rappresentato per intero da Confindustria. L'esecutivo non adotti misure di stampo assistenzialistico. E le imprese si tengano alla larga dal richiederle. La crescita di un'economia di mercato passa dalla garanzia per le aziende di poter costruire in un conteso che tuteli la formula della domanda e dell'offerta. Nel solco della libera concorrenza e della certezza delle regole.
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