La stretta commerciale americana pesa sulle esportazioni italiane, ma i numeri della Relazione annuale della Banca d'Italia mostrano anche la capacità di tenuta del sistema produttivo nazionale in un contesto internazionale sempre più complesso. Nel 2025, infatti, «il dazio medio Usa effettivo è salito di quasi 12 punti percentuali, raggiungendo il 14%», dopo che l'intesa raggiunta tra Washington e Bruxelles a luglio ha fissato al 15% l'aliquota applicata alla maggior parte dei beni esportati dall'Ue. Nonostante il nuovo scenario, l'export italiano verso gli Usa ha continuato a crescere. Secondo Bankitalia, «nel 2025 le esportazioni italiane di beni verso gli Stati Uniti sono cresciute del 7,2% in valore», sostenute soprattutto dal comparto farmaceutico. Una performance che conferma la capacità delle imprese italiane di difendere quote di mercato anche in presenza di ostacoli commerciali crescenti.
Più difficile, invece, la situazione per molte piccole e medie imprese manifatturiere. Confartigianato stima che «la stretta protezionistica di Washington presenta un conto salato alle Pmi italiane: 5,3 milioni al giorno di mancate esportazioni negli Usa tra agosto 2025 e marzo 2026». Nei comparti a maggiore presenza di piccole imprese le vendite verso il mercato Usa hanno registrato «una contrazione del 10,4%, pari a una perdita complessiva di export di 1,293 miliardi». «L'impatto delle tariffe Usa ha colpito il cuore della manifattura made in Italy, invertendo un trend positivo fino a luglio 2025», ha osservato il presidente Marco Granelli invitando a reagire come «sistema Paese».

