La Corte Suprema rinvia. Dazi Usa ancora in vigore

Scritto il 10/01/2026
da Camilla Conti

Slitta il verdetto. Bessent: "Le tariffe non sono in discussione". Il mercato del lavoro tira il freno

Per ora i dazi di Trump restano in vigore. La Corte Suprema degli Stati Uniti ieri non si è infatti pronunciata, come invece si attendeva, sulla legalità della guerra commerciale scatenata ad aprile 2025 dal presidente Usa. Il prossimo opinion day potrebbe tenersi mercoledì 14 gennaio e di certo la decisione dovrà affrontare due questioni: se l'amministrazione possa utilizzare le disposizioni dell'International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) per imporre i dazi e, in caso contrario, se gli Stati Uniti dovranno rimborsare gli importatori che hanno già pagato i dazi. Si potrebbe, però, arrivare anche a una posizione intermedia, perché la Corte può concedere poteri limitati ai sensi dell'Ieepa e richiedere solo un rimborso limitato. Vedremo. Intanto, il consigliere economico Kevin Hassett (uno dei finalisti per la carica di presidente della Federal Reserve, mentre Jerome Powell si avvicina alla fine del mandato) ha assicurato che l'amministrazione ha gli strumenti per agire anche se i dazi fossero ritenute illegali. Tra le opzioni allo studio figurano i poteri della Section 301, sebbene più lenti da attivare, e la Section 122 del Trade Act, che consente al presidente di imporre dazi in autonomia, ma con limiti di durata e intensità. E lo stesso segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha dichiarato ieri che "ciò che non è in dubbio è la nostra capacità di continuare a riscuotere dazi più o meno allo stesso livello, in termini di entrate complessive. Ciò che è in dubbio, ed è un vero peccato per il popolo americano, è che il presidente perderà la flessibilità di utilizzare i dazi sia per la sicurezza nazionale, sia per ottenere influenza negoziale". Secondo i dati del Tesoro, i dazi hanno fruttato circa 195 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2025 e altri 62 miliardi di dollari nel 2026.

Nel frattempo, a ottobre negli Stati Uniti, i dati sui cantieri edili e sui permessi edilizi sono diminuiti, deludendo le attese degli esperti. Secondo il dipartimento del Commercio, l'indice che misura l'avvio di nuovi cantieri ha registrato un ribasso del 4,6% rispetto al mese precedente al tasso annualizzato di 1,246 milioni di unità; gli economisti aspettavano un dato a 1,33 milioni. I permessi per le costruzioni, che anticipano l'attività futura del settore edilizio, hanno registrato un dato in calo dello 0,2% a 1,412 milioni di unità, contro attese per 1,42 milioni.

Sul fronte dell'occupazione, l'economia statunitense ha creato 50mila nuovi posti di lavoro a dicembre. Si tratta di un leggero rallentamento rispetto all'aumento di 56mila unità registrato a novembre e inferiore alle aspettative degli economisti, che si aspettavano un aumento di 73mila unità. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4% il mese scorso. Nel complesso, i datori di lavoro hanno creato 584mila nuovi posti di lavoro nel 2025, ovvero circa 49mila posti di lavoro al mese, in media. Si tratta di un netto rallentamento rispetto al 2024, quando l'economia Usa ha creato due milioni di posti di lavoro a un ritmo di 168mila al mese.

Le Borse in Europa ieri hanno chiuso la seduta in rialzo, ignorando il tema dazi e i dati sulla disoccupazione Usa che suggeriscono che i tagli dei tassi di interesse della Federal Reserve siano improbabili nel breve termine. Milano ha segnato un +0,1%, Londra ha guadagnato lo 0,8%, Francoforte lo 0,53%, Zurigo lo 0,5% e Parigi l'1,44 per cento.