Flotilla, attivisti presentano prove di abusi all’Aia. Due italiani sono ancora reclusi a Bengasi

Scritto il 01/06/2026
da Francesca Galici

Nel silenzio dei pro Pal, Domenico Centrone e Dina Alberizia si trovano in carcere in Libia: erano parte della Flotilla di terra che voleva raggiungere Gaza attraverso il nord Africa

Ci sono ancora membri della Flotilla che sono reclusi. Ma non sono in carcere in Israele, quindi sembra che suscitino meno interesse in chi per giorni ha riempito le piazze chiedendo la liberazione degli attivisti in barca fermati da Tel Aviv. A essere reclusi sono i membri della Flotilla di terra, che ha tentato di raggiungere Gaza attraversando il nord Africa a bordo di auto, furgoni e vari mezzi. Sono stati fermati al valico di Sirte, in Libia, quando un gruppo si è presentato alle guardie per provare a trattare il transito dopo alcuni giorni di stop senza la possibilità di proseguire. E dal quel 24 maggio Domenico Centrone e Dina Alberizia si trovano in una cella di Bengasi insieme ad altri partecipanti alla Flotilla di terra.

Ad alzare la voce pubblicamente, al di là del lavoro che sta facendo la Farnesina in silenzio per riportarli a casa, non ci sono le varie sigle pro Pal ma 30 sigle del pacifismo e dell’attivismo pugliese che ne chiedono la liberazione. Centrone ha 33 anni, Alberizia ne ha 67 ed erano parte della delegazione che ha partecipato alla missione “diplomatica” andata male sul confine. “Domenico e Dina sono cittadini impegnati nella solidarietà internazionale, nella difesa dei diritti umani e nella costruzione della pace. Colpire loro significa colpire il diritto dei popoli alla solidarietà, alla cooperazione e alla testimonianza nonviolenta. Colpire loro vuol dire rendersi complici del genocidio del popolo palestinese. Invitiamo associazioni, movimenti, amministrazioni locali, forze sociali e singoli cittadini e cittadine a mobilitarsi per chiedere libertà e protezione per tutti gli attivisti coinvolti e la fine delle guerre portate avanti in Medio Oriente da parte di Israele e Stati Uniti”, scrivono le associazioni.

Nel frattempo gli attivisti australiani della Flotilla di mare avrebbero presentato prove degli abusi alla Corte Internazionale di Giustizia. Bernadette Zaydan, avvocato e parte della squadra che presenta evidenze alla corte, ha sostenuto che sarebbero stati commessi da forze di Israele crimini di guerra e gravi violazioni di legge internazionale. “Il governo australiano deve riesaminare la sua relazione con Israele diplomaticamente, militarmente ed economicamente. Qui non si tratta solo delle violente intercettazioni di imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, si tratta delle migliaia di palestinesi vissuti e morti sotto lo stesso sistema di abusi, impunità e violenza”, ha dichiarato Zaydan.