Con qualche ora di anticipo, Israele ha annunciato di aver espulso dal Paese Thiago Avila e Saif Abu Keshek, i due attivisti della Flotilla posti in stato di fermo con accuse gravissime dopo l’operazione in acque internazionali, davanti a Creta, delle Idf. È stato il ministro degli Esteri di Tel Aviv ad annunciare il rilascio ma la notizia circolava già da qualche ora: “Dopo la conclusione delle indagini, i due provocatori professionisti, Saif Abu Keshek e Thiago Ávila, membri della flottiglia di provocazione, sono stati espulsi oggi da Israele”.
Non è chiaro adesso dove i due siano stati espulsi, è probabile che la loro destinazione sia la Grecia, oppure la Turchia, dove si trovano attualmente le 57 barche della Flotilla, ripartite l’8 maggio dalla Grecia con l’intenzione di andare comunque a tentare di attraversare il confine delle acque territoriali bloccate da Israele. È un’operazione che è nata fallita in partenza, come hanno segnalato anche la relatrice dei diritti umani dell’Onu, Francesca Albanese, e alcune associazioni palestinesi, perché andrà a infrangersi inevitabilmente con il blocco navale di Israele, che non lascerà passare nemmeno una barca in direzione di Gaza. È incomprensibile come un manipoli di attivisti siano convinti di riuscire a superare un blocco navale militare con qualche decina di piccole barche, a meno che non abbiano valutato questa opzione fin dall’inzio e allora non sia parte del piano essere bloccati.
Attivisti della Flotilla, infatti, hanno dichiarato che l’operazione autunnale, e tutte quelle che sarebbero venute, hanno un carattere politico. Il carattere umanitario passa in secondo piano perché le derrate che trasportano sono effettivamente in scarsa quantità. Farsi arrestare, come si è visto nel caso di Avila e di Abu Keshek, potrebbe essere una strategia come un’altra per attirare l’attenzione internazionale, come è accaduto, e fare rumore. Ora che i due attivisti sono diretti verso l'Europa e, comunque, sono liberi, le manifestazioni indette per chiederne la liberazione dovrebbero essere teoricamente sospese ma è pacifico credere che non sarà così, perché verranno formalmente trasformate in qualcos’altro per mantenere il pretesto per scendere in piazza.
Come è accaduto ieri, quando già circolava la notizia della liberazione e, a Milano, Cambiare Rotta, le associazioni dei palestinesi in Italia e degli studenti, sindacati come Usb e Cub e varie realtà antagoniste sono partiti in corteo bloccando ancora la città. “Mi chiedo se sia normale che ormai ogni sabato Milano divenga ostaggio dei cortei proPal. Oggi, in particolare, i manifestanti partiti da largo Domodossola hanno festeggiato l'imminente liberazione degli attivisti della Global Sumud Flotilla, Thiago Avila e Saif Abu Keshek. Una liberazione avvenuta grazie all'opera diplomatica del governo di Giorgia Meloni. I proPal avrebbero, quindi, dovuto ringraziare l'Esecutivo e rimanere a casa in silenzio. Al contrario, hanno nuovamente messo a dura prova la pazienza dei milanesi paralizzando il traffico cittadino”, ha dichiarato il deputato di Fratelli d'Italia, Riccardo De Corato.

