Una Nato europea: ecco come l'Alleanza si sta preparando a un possibile ritiro degli Usa

Scritto il 16/04/2026
da Valerio Chiapparino

I partner dell’Alleanza Atlantica sempre più preoccupati per l’affidabilità internazionale degli Stati Uniti di Trump. Il ruolo della Germania nella svolta europea

Non succede ma se succede. I partner europei della Nato fanno progressi su un piano di contingenza da attuare in caso di ritiro dall’Alleanza Atlantica degli Stati Uniti, in mano ad un presidente sempre più fuori controllo. Obiettivo: garantire che il Vecchio Continente sia in grado di difendersi utilizzando le strutture militari esistenti della Nato. L’iniziativa, riporta in queste ore il Wall Street Journal, sta guadagnando trazione dopo aver ottenuto il sostegno della Germania, in passato contraria ad un approccio considerato unilaterale rispetto ad uno scenario tra i più catastrofici non solo per i Paesi membri dell’organizzazione internazionale fondata a Washington nel 1949 ma anche per una buona parte del mondo occidentale e il vasto sistema di alleanze stabilito all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale.

Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca la distanza tra le due sponde dell’Atlantico si è fatta più ampia che mai. Le nubi nei rapporti tra i partner storici si sarebbero in particolare addensate a partire dalle minacce del tycoon rivolte alla Danimarca, partner dell’Alleanza, per il controllo della Groenlandia. Un ulteriore peggioramento sarebbe stato determinato dall’avvio a fine febbraio dell’operazione statunitense Furia Epica in Iran e dal conseguente blocco dello Stretto di Hormuz da parte del regime degli ayatollah. Il commander in chief ha più volte criticato i leader europei, ultima in ordine temporale la premier Giorgia Meloni, per il mancato sostegno a missioni volte a ripristinare il libero transito nelle acque del Golfo. E le esternazioni di The Donald - “perché spendere miliardi se la Nato non è con noi?”, ha detto oggi il miliardario - lasciano intendere, non per la prima volta, un possibile ritiro o ridimensionamento del contributo di Washington all’interno dell’Alleanza.

Di qui la necessità per i leader del Vecchio Continente di lavorare ad un piano B, definito “Nato europea” dai funzionari che vi stanno mettendo mano, che punterebbe a coinvolgere un maggior numero di europei nei ruoli di comando e controllo dell’Alleanza e ad integrare le risorse militari statunitensi con le proprie. Il Wall Street Journal precisa che al momento i piani, concepiti per la prima volta l’anno scorso e indice del livello di preoccupazione tra gli alleati per l’affidabilità degli States, stanno procedendo “informalmente” attraverso discussioni non ufficiali e incontri a cena che non intendono rivaleggiare con l’attuale alleanza.

Nonostante il relativo basso profilo degli incontri in corso, i funzionari coinvolti puntano a preservare la deterrenza nei confronti della Russia, la continuità operativa e la credibilità nucleare anche qualora Washington dovesse ritirare le forze dall’Europa o rifiutarsi di intervenire in sua difesa, come peraltro già minacciato da Trump. Nei giorni scorsi altre indiscrezioni di stampa hanno riportato che la Casa Bianca starebbe valutando un trasferimento di truppe statunitensi verso i Paesi ritenuti più vicini alle istanze dell’amministrazione repubblicana (sempre il Wall Street Journal) o un ritiro vero e proprio (Reuters). E tutto ciò, come si accennava e dal punto di vista dell’amministrazione repubblicana, non solo a causa dell’Iran ma anche dei mancati progressi sui piani di acquisizione della Groenlandia espressi dagli Stati Uniti.

A rompere gli indugi sul piano B, sin qui promosso in particolare dalla Francia, sarebbe stato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il quale avrebbe abbandonato ogni scetticismo rispetto ad una maggiore sovranità europea in materia di difesa. Secondo persone a lui vicine, il cancelliere avrebbe maturato tale decisione alla fine dello scorso dopo aver concluso che il tycoon potrebbe essere pronto ad abbandonare l’Ucraina. Lo sblocco della Germania avrebbe raccolto il consenso di Regno Unito, Francia, Polonia, Paesi nordici e Canada, i quali ora considerano il piano di emergenza come una coalizione di volenterosi all’interno dell’Alleanza.

L’acquisizione di maggiori responsabilità in capo agli europei (gestita nella fase attuale in maniera graduale e non come uno strappo con la superpotenza), sarebbe oltretutto tra le richieste avanzate ufficialmente dallo stesso Trump ai partner Nato. La differenza registrata negli ultimi tempi è che i Paesi del Vecchio Continente starebbero appunto agendo più di propria iniziativa che in seguito a pressioni da parte del capo della Casa Bianca.

“È in corso e continuerà ad esserlo un processo di trasferimento del peso dagli Stati Uniti all’Europa…come parte integrante della Strategia di difesa e sicurezza nazionale Usa”, ha dichiarato il presidente finlandese Alexander Stubb, tra i più coinvolti nei piani e vicino al leader americano.

Dopo la mossa tedesca, si starebbe entrando nella discussione di risoluzione di questioni militari pratiche (le sfide in realtà più complesse) come ad esempio la gestione delle difese aeree e missilistiche della Nato, i corridoi di rinforzo verso la Polonia e gli Stati baltici, le reti logistiche e le principali esercitazioni regionali nel caso in cui i militari Usa dovessero farsi da parte. All’interno di queste discussioni sarebbe centrale la reintroduzione della leva obbligatoria. I funzionari europei starebbero inoltre accelerando la produzione di attrezzature vitali in settori quali, tra gli altri, la guerra sottomarina e le capacità spaziali e di ricognizione.

C’è da dire che qualsiasi ritiro di Washington dall’Alleanza richiederebbe, in base ad una legge approvata nel 2023, il consenso del Congresso. Uno scoglio probabilmente impossibile da superare per il presidente, che però potrebbe comunque aggirare Capitol Hill trasferendo truppe o risorse fuori dal Vecchio Continente, o negando il sostegno ai partner occidentali. A complicare gli sforzi europei ci sarebbero poi la contrarietà di Washington a cedere l’incarico, tutto americano, del Comandante supremo delle Forze Alleate in Europa e la sostituzione dell’ombrello nucleare Usa.

Nonostante le difficoltà derivanti da una dipendenza del Vecchio Continente nei confronti dell’America, alcuni esperti ritengono che una Nato europea sia possibile. Minna Alexander, analista dello Swedish Institute for International Affairs, ha dichiarato ad Al Jazeera. che l’Alleanza “può sopravvivere ad una guerra all’Iran e anche ad un ritiro americano, poiché i membri europei hanno un incentivo a mantenerla, anche se in una forma radicalmente diversa”. Ad ogni modo la scadenza entro la quale farsi trovare pronti sarebbe il 2029. Stando infatti a quanto affermato dall’ispettore generale delle forze armate tedesche, il generale Carsten Breuer, entro quell’anno la Russia potrebbe essere in grado di attaccare il territorio della Nato. Ma, avverte Breuer, Mosca “potrebbe iniziare a metterci alla prova molto prima”.