Alice Buonguerrieri, parlamentare di Fdi, si alza dallo scranno convinta che qualcosa, nella gestione delle mascherine Covid, non torni. Non è una schermaglia d'aula ma una richiesta secca. Per la meloniana, che è capogruppo nella commissione d'inchiesta sul Covid, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e più in generale il governo dovrebbero intervenire con un'informativa urgente. «Chiediamo se ci sono elementi da riferire», incalza. C'è almeno un episodio considerato dirimente. Durante l'emergenza pandemica, un imprenditore, Giovanni Buini, si offre di fornire un numero consistente di mascherine, salvo rinunciare. Erano tempi emergenziali. Perché il passo indietro? È un passaggio che, per Fdi, merita chiarezza pubblica.
La sintesi della fotografia dell'epoca: da una parte il capo della struttura commissariale Domenico Arcuri che, dopo il lavoro sotto la presidenza Conte, annota di aver acquisito mascherine dalla Cina per 1,2 miliardi di euro. Buonguerrieri ricorda che quello è il «quadruplo del prezzo» di mercato per quel periodo. Per mascherine poi risultate pericolose. Dall'altra, invece, l'imprenditore, Buini, che preferisce la marcia indietro, nonostante quella «opportunità» fosse tra le migliori della sua vita per sua stessa ammissione. Buini che in commissione racconta di essere stato convocato, ai tempi, «presso lo studio Alpa», dove avrebbe incontrato soggetti «qualificatisi come vicinissimi a Giuseppe Conte» e dove il leader grillino ha esercitato in passato. Il nodo, sottolinea la meloniana, è il legame tra quella stipula e una consulenza di quel contratto. In gioco c'erano le percentuali che, in caso, sarebbero state incassate da Gianluca Esposito e Luca Di Donna, il duo vicino a Conte. Un rapporto che avrebbe indotto l'imprenditore italiano a rinunciare «per timore che si configurasse come una tangente». Consulenza che, stando a quanto emerso, avrebbe avuto un valore di 13 milioni di euro. I grillini, chiamati in causa, replicano ma buttano la palla in tribuna, accusando i quotidiani di area del centrodestra e chiedendo lo stop ai finanziamenti pubblici. Giornali «rei», in fin dei conti, di aver seguito i lavori della commissione d'inchiesta. Riccardo Ricciardi, capogruppo dei 5S alla Camera, etichetta questi quotidiani come «al servizio» di Fdi. Replica Lucio Malan, presidente dei senatori di Fdi: «Rammentiamo a Ricciardi e ai 5Stelle che qui, per fortuna, non siamo nel Venezuela di Maduro o in un'altra dittatura. Qui esiste la libertà d'informazione, che ai grillini piaccia o no». Del resto il M5S, di questi tempi, ha deciso di occupare la propria agenda con offensive dirette a giornali e giornalisti non schierati a sinistra. Ricciardi difende Conte: «Quando è stata aperta un'inchiesta su quel periodo drammatico, non si è difeso dal processo, ma è andato nel processo ed è stato archiviato». Sì, ma almeno i meloniani continuano a pensare che la magistratura potesse scavare un po' di più. Roberto Giachetti, deputato d'Italia viva, prende la parola in Aula: «Qui dentro non si può venire a riferire sulle inchieste», tuona. A fine giornata Imma Vietri, altra deputata di Fdi, rincara la dose: «Gli italiani meritano risposte». Del resto si tratta di capire se qualcuno ha speculato su una tragedia nazionale. Il ministero della Giustizia valuterà il da farsi. Fonti di via Arenula parlano di una settimana necessaria per comprendere.

