Sabato trentuno gennaio e domenica primo febbraio si terrà, all'Hotel Ergife di Roma, il congresso nazionale di Democrazia sovrana e popolare. Previsto, e già molto discusso, l'intervento del ministro esteri russo Sergej Lavrov. Marco Rizzo, già deputato e segretario comunista, oggi sovranista, è il leader di Dsp.
Lei continua a parlare di un "sovranismo tutto italiano". In cosa consiste?
"È una linea che rimette al centro l'interesse nazionale, senza subalternità all'Unione europea o alla Nato. L'Italia deve tornare a decidere in autonomia su politica estera, energia ed economia".
Tra gli ospiti alla kermesse del suo partito, è annunciato in collegamento il ministro degli Esteri Lavrov. Il che, per ovvie ragioni, sta già facendo discutere.
"Dopo un lungo periodo di adesione all'europeismo guerrafondaio, pochi giorni fa la premer Meloni ha rivendicato l'importanza di riaprire un canale di dialogo coi russi. Mi sembra difficile che lei ci riesca in tempi brevi, anche se sarebbe nell'interesse del nostro Paese. Purtroppo all'Italia manca la credibilità per farlo, dopo aver fiancheggiato le politiche guerrafondaie della von der Leyen e della Nato".
Quindi lei sostiene la necessità di riallacciare il prima possibile un dialogo con i russi.
"Sì. Questo dialogo, però, lo può riallacciare, o perlomeno favorire, una forza onesta e libera come noi. Democrazia sovrana popolare ha la credibilità per farlo, nell'interesse della sicurezza del nostro Paese e della pace in Europa".
Lei ne fa anche una questione economica...
"Avete presente cosa significherebbe per l'economia delle imprese italiane riaprire un canale diplomatico che annulli le sanzioni e ci consenta di avere di nuovo gas russo a basso costo? Questo significherebbe altresì la sconfessione delle politiche dell'Unione Europea, che appunto dall'euro al Mercosur, dalla guerra alla politica woke, hanno dimostrato una linea di totale fallimento".
Lavrov non sarà l'unico ospite di punta: è prevista anche la presenza di Joe Hoft, etichettato spesso come "populista", in relazione al complesso e stratificato universo trumpiano.
"Sì, la presenza di Joe Hoft al congresso ci attribuisce una certa attenzione anche dal mondo, pur contraddittorio, del presidente degli Usa Donald Trump, tanto più in un contesto come quello italiano dove l'opposizione non ha alcuna progettualità per il Paese, considerato che la Schlein si appiattisce strumentalmente alla strumentale retorica pro Pal, peraltro senza mai aver avuto una linea coerente sulla difesa della Palestina".

