Neppure davanti a una catastrofe ambientale il centrosinistra mette in pausa il riflesso condizionato dell'attacco al governo. La frana di Niscemi, il ciclone che ha colpito duramente la Sicilia e le ferite aperte di un territorio fragile, diventano l'ennesimo campo di battaglia politico, con l'opposizione impegnata più a cercare un colpevole immediato che a contribuire alla gestione dell'emergenza.
Il copione è ormai consolidato. Prima le accuse al ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, poi la richiesta di dimissioni, quindi la pretesa che a riferire in Aula non sia lui ma direttamente Giorgia Meloni. "L'unica cosa che Musumeci può fare è dimettersi. È politicamente responsabile di quanto accaduto in Sicilia e la sua permanenza al governo è ormai insostenibile" attacca Angelo Bonelli, chiedendo un'informativa urgente della premier sul disastro di Niscemi. Alla richiesta si accodano Cinquestelle, Pd e Italia Viva, con l'idea di trasformare l'emergenza in un processo politico sommario.
C'è poi il Ponte sullo Stretto che resta il grande totem polemico della sinistra, evocato come simbolo di ogni presunta distrazione di risorse, anche quando i fondi seguono canali diversi e hanno vincoli giuridici precisi. Questa volta è il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia a evocare la questione del Ponte. Musumeci, dal canto suo, intervenendo a Sky Tg24, chiarisce che "le risorse per il Ponte sullo Stretto non saranno utilizzate per l'emergenza perché il denaro c'è", ricordando anche che la Banca europea per gli investimenti si è detta pronta ad attivare linee di credito qualora se ne ravvisasse la necessità. "Ma in questo momento l'esigenza non c'è. Lasciamolo fare al bar davanti a un buon caffè questo discorso del benaltrismo che non appartiene alla politica seria e alle cose serie come quelle che stiamo trattando in questo momento".
Una linea - quella del no all'utilizzo dei fondi stanziati per il Ponte - su cui si schiera anche Forza Italia con Antonio Tajani: "Nessuna ipotesi di taglio dei fondi". Così come il portavoce del partito Raffaele Nevi e il sottosegretario alle Infrastrutture Tullio Ferrante. Chiude ogni spiraglio Matteo Salvini: "Sono fondi per investimenti, le cose bisogna conoscerle. Non si capisce perché i siciliani dovrebbero avere i problemi e non avere neanche il ponte. Bloccare i cantieri oggi circa 30 miliardi di lavori aperti nell'isola significherebbe fermare lo sviluppo senza risolvere l'emergenza".
Nel frattempo, mentre il dibattito politico si infiamma, lo Stato interviene sul territorio. Il ministero della Difesa annuncia l'impiego di personale e mezzi dell'Esercito per garantire la viabilità e i collegamenti stradali con l'abitato di Niscemi. "Anche questo è Difesa, al servizio del Paese nelle emergenze", sottolinea Guido Crosetto.
L'opposizione insiste comunque sulla richiesta di informativa in Aula, fissata per il 4 febbraio, mentre Carlo Calenda propone il commissariamento della Regione Sicilia: "Dare ulteriori risorse ala Regione significa unicamente vederle sparire in quella voragine di clientelismo e corruzione che ben conosciamo". Altri esponenti del governo provano a riportare il dibattito su binari più concreti. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani invita a concentrarsi sula spesa dei fondi già assegnati e a completare una verifica puntuale dei danni, criticando apertamente le "speculazioni politiche" che accompagnano ogni grande emergenza. Una linea condivisa anche dal presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi: "Servono risorse, non polemiche". Nella convinzione che il ricorso all'Aula come tribunale politico rischi di indebolire quelle istituzioni che dovrebbero essere unite nei momenti di crisi.

