Va a processo per abusi edilizi Stefano Boeri, la più celebre archistar milanese e tra i progettisti più noti a livello internazionale. Suo, ad esempio, il Bosco Verticale del quartiere Porta Nuova, premiato come grattacielo più bello del mondo. Boeri e altri sei imputati sono stati rinviati a giudizio per le accuse, a vario titolo, di lottizzazione abusiva e irregolarità edilizie nel progetto Bosco Navigli, un complesso abitativo di lusso già ultimato nella zona dello Scalo San Cristoforo a Milano.
I coimputati dell'architetto sono costruttori, progettisti e funzionari del Comune di Milano, tutti finiti nel mirino di una delle molte inchieste della Procura sulla gestione dell'urbanistica cittadina. Non sono riuscite le difese, nell'udienza predibattimentale partita dopo la citazione diretta, a evitare il rinvio a giudizio disposto dal giudice della Decima sezione penale, Giovanna Taricco. Nella seduta di ieri a porte chiuse gli avvocati e il pm Paolo Filippini hanno dibattuto per oltre due ore. Non appena la discussione è terminata, è arrivata la decisione di mandare tutti a processo. La prima udienza è fissata per il 16 marzo davanti al giudice Franco Cantù Rajnoldi. Tra i difensori ci sono gli avvocati Giuseppe Iannaccone, Francesco Mucciarelli, Stefano Solida, Davide Steccannella, Francesco Moramarco. La discussione dei difensori è stata per tutti incentrata sul cosiddetto "elemento soggettivo" degli imputati, cioè la loro consapevolezza o meno di violare norme molto complesse in materia edilizia e urbanistica e in presenza di diversi orientamenti giurisprudenziali. Il giudice tuttavia ha accolto la tesi della Procura.
Insieme al presidente della Triennale sono stati rinviati a giudizio l'altro progettista, Giovanni Da Pozzo, Marco Nolli in qualità di legale rappresentante della società Milano 5.0 (committente e titolare del permesso di costruire), Cristoforo Giorgi quale legale rappresentante dell'impresa esecutrice dei lavori Smv Costruzioni srl, il direttore dei lavori Stefano De Cerchio, Giovanni Oggioni in qualità di direttore dell'Area Sue (sportello unico dell'ediliza) del Comune e Alberto Viaroli, responsabile dell'Unità convenzionamenti e attuazione piani di Palazzo Marino.
Per l'accusa, è stato realizzato su un lotto libero di 8mila metri quadrati un palazzo alto nel punto massimo oltre 40 metri per 12 piani e 90 appartamenti, in assenza di un piano attuativo e in un'area in cui "l'altezza massima dei nuovi edifici non può superare l'altezza degli edifici preesistenti e circostanti". Il progetto inoltre è stato autorizzato attraverso una convenzione urbanistica dell'aprile 2022 mai votata da Consiglio e giunta comunali. Tra le imputazioni anche i presunti oneri di urbanizzazione sottostimati. Il danno per le casse comunali sarebbe ingente. Secondo i pm, Palazzo Marino ha perso circa 5,5 milioni di euro dall'errata monetizzazione legata al progetto. "Boeri non ha fatto altro che il progettista e questo dagli atti risulta - ha sostenuto in aula l'avvocato Mucciarelli -. Possiamo fare il processo a Boeri, ma è un processo inutile. Per questo chiedo il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste". Non è stato accolto neppure il ragionamento dell'avvocato Iannaccone, che ha sostenuto la buonafede dell'ingegner Nolli basata sul "permesso a costruire" concesso dal Comune: "Lo Stato non può autorizzare Bosco Navigli e poi contestare che ha sbagliato, i cittadini che rispettano i provvedimenti della Pubblica amministrazione non possono essere processati". Per Boeri si tratta del primo processo avviato, l'altro procedimento che lo coinvolge, quello sulla Biblioteca europea di informazione e cultura, è in fase di udienza preliminare.

