L’assessorato alle Politiche Sociali della Regione Lazio esercita la vigilanza su nove Asp, enti dotati di autonomia gestionale e contabile. Tra queste, l’Asp Sant’Alessio, dedicata all’assistenza dei non vedenti, possiede il patrimonio immobiliare più rilevante. L’attuale giunta regionale ha ereditato una situazione molto particolare dalla precedente giunta Zingaretti riguardo al patrimonio dell’Asp Sant'Alessio: il conferimento dell'intero patrimonio immobiliare (valutato all'epoca circa 233,4 milioni di euro) a fondi gestiti da Sgr esterne all'ente ha privato l’Asp del possesso diretto dei beni, rendendo oggi molto più complesso per la Regione intervenire direttamente sulla sua gestione.
Il percorso di questi anni è stato segnato da diversi fallimenti gestionali: dal 2017 al 2019 era tutto in mano a Sgr Sorgente con una gestione poco oculata che non ha prodotto risultati per l’istituto, terminata con il commissariamento della Sgr da parte di Banca d'Italia; dal 2019 al 2021, nonostante l'intervento del commissario straordinario Elisabetta Spitz, la gestione non è riuscita a invertire la rotta; dal 2021 è intervenuta l'attuale gestione della Sgr Castello, la cui attività è rimasta sostanzialmente ferma fino alla fine del 2022 a causa della pandemia. La situazione, quando è subentrata la giunta Rocca alla giunta Zingaretti, era allarmante: mancata manutenzione ordinaria e straordinaria, difformità urbanistiche mai sanate e immobili lasciati al degrado. Questo ha portato a un pesante deprezzamento delle quote del Fondo Sant’Alessio, da 50.000 a 41.000 euro e in termini assoluti significa che il valore complessivo del fondo è sceso da 233,4 milioni a 191,7 milioni di euro. Al netto di alcuni anticipi, la perdita effettiva di valore stimata è di 15 milioni di euro e per questo motivo, il commissario Malavasi ha inviato una dettagliata relazione alla Corte dei Conti per segnalare il danno subito dall'ente.
La nuova gestione commissariale ha risanato i conti passando da un disavanzo di 12,5 milioni a 1,5 milioni e su indicazione del nuovo Cda, presieduto da Sergio Schisani e insediatosi lo scorso giugno, sta lavorando alla valorizzazione del patrimonio in generale e in particolare su due asset principali: la Tenuta di Presciano a Siena e un immobile di pregio in via Margutta a Roma. Il primo asset è un'azienda agricola di oltre 800 ettari con 49 casali che per anni è stata occupata da una società morosa per oltre 5 milioni di euro: grazie al lavoro del commissario Malavasi, l'Asp è rientrata in possesso della tenuta e sono state sanate le difformità urbanistiche. Entro fine gennaio, il fondo metterà l'azienda sul mercato tramite una procedura di evidenza pubblica. La perizia attuale è di 22 milioni di euro: vendere questo asset permetterà di investire risorse fresche nei servizi per i non vedenti, uscendo da un settore, quello agricolo, che non pertiene alle finalità dell'Asp. Il secondo asset, nel cuore di Roma, è inalienabile ed è stato lasciato per vent'anni sotto i ponteggi con costi enormi per l'ente. Ora si sta lavorando a un "beauty contest" e a un bando pubblico per affidarlo in concessione. La finalità sarà la creazione di un albergo di lusso e questa scelta, condivisa con Roma Capitale e la Soprintendenza, è l'unica via per una valorizzazione di alto livello. L'attuale Cda e il nuovo presidente stanno lavorando per mettere a terra queste operazioni entro i primi mesi del 2026: la responsabilità dell'attuale giunta è stata quella di trovare soluzioni dove regnava il disordine, con l'unico scopo di tutelare il patrimonio dei non vedenti e garantire loro servizi d'eccellenza.

