A Milano c'è stata un'affluenza oltre il 65% (e sopra la media nazionale) e la vittoria del No al Referendum sulla giustizia è stata netta, intorno al 58%, circa diciassette punti di distacco. Il sindaco Beppe Sala che venerdì scorso aveva chiuso la campagna sul palco con la segretaria Pd Elly Schlein si gode il risultato e scrive sui social che "il No dei milanesi e degli italiani è una gran bella notizia. Sono personalmente soddisfatto per l'affluenza alle urne a Milano. Che questo Referendum fosse ampiamente politicizzato è fuori di dubbio ma andava data una forte risposta politica ed è arrivata". Sostiene che con la vittoria "si ottengono due risultati: si ribadisce che la Costituzione non è immodificabile, ma qualunque modifica deve portare ad un miglioramento delle regole democratiche. E ci dice che il Paese è contendibile. Ripartiamo da qui". Manca un anno alle Comunali e nel centrodestra l'analisi del voto serve anche a prendere le misure. "Ci insegna che dobbiamo agire e trovare subito il candidato sindaco, la Lega ha una proposta molto valida, gli alleati dicono altrettanto, mettiamole sul tavolo e non perdiamo altro tempo per cominciare la campagna altrimenti sarà complicato recuperare lo svantaggio" sostiene il segretario provinciale della Lega Samuele Piscina, che era presidente di seggio in zona Maciachini e anche in quella sezione, la 1.911, ha vinto il No (335 schede contro 242). Si toglie qualche sassolino nei confronti degli alleati: "Noi siamo partiti con la campagna per il Sì mesi prima, eravamo gli unici in giro con i gazebo, altri leader del centrodestra hanno iniziato troppo tardi. Il nostro partito può dire di aver fatto fieramente la propria parte e con le giuste tempistiche, gli altri non credo". Dopodiché, la sconfitta brucia ma precisa che "le Comunali sono una partita totalmente diversa dal Referendum. Si parte sicuramente in svantaggio ma si possono aprire tanti scenari, ad esempio bisognerà vedere se Azione e i riformisti del Pd che hanno fatto campagna per il Sì ora avranno voglia di schierarsi con i 5 Stelle e la sinistra più estrema di Avs". Intanto il segretario del Pd Milano Alessandro Capelli festeggia: "Che bello il risultato nella città metropolitana di Milano e nel Comune. Il No vince con largo margine e manda un ennesimo messaggio alle destre". Il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, che sarebbe pronto a correre come sindaco del centrodestra, continua ad essere "ottimista" perché, a prescindere dalla vittoria del No in controtendenza rispetto al dato lombardo, "Milano è una città che ha voglia di cambiare dal punto di vista amministrativo. Dovremo lavorare pancia a terra. Ma sovrapporre il dato referendario alle prossime Comunali sarebbe un errore. Ovviamente è più facile" a sinistra "mettersi insieme per dire votiamo tutti No invece di fare proposte positive di governo". Un segnale lo lancia subito il consigliere di Azione Daniele Nahum: "Mi pare che il destino sia già scritto. Il campo largo, con la sua piattaforma radicale su ogni fronte, dall'economia alla politica estera, insisterà su questa linea, convinto che sia la strada giusta per vincere e governare il Paese. Non credo che lo scenario di vedere Schlein a Palazzo Chigi, Conte/Putin agli Esteri e Bonelli all'Ambiente faccia saltare di gioia gli italiani. Dall'altra parte, troviamo Salvini che parla di remigrazione. Sono sempre più convinto che sia necessaria un'alternativa riformista a questi due bipopulismi. A livello nazionale come in ogni altro livello". Il partito oggi è in maggioranza con Sala, per il 2027 l'alleanza scricchiola.
Per il coordinatore regionale di Forza Italia Alessandro Sorte il risultato del referendum "senza dubbio è un'occasione persa per il Paese" ma "una notizia positiva arriva dalla Lombardia, dove il Sì ha prevalso in quasi tutte le province. Nella prima regione italiana per popolazione e per PIL i cittadini hanno dato un segnale importante".

