E ora spunta la chat Ranucci-Boccia nell'affaire Sangiuliano. Che ci fosse un piano mediatico ben orchestrato, per gettare fango sul ministro e tentare di indebolire il governo Meloni, sembrava chiaro fin dall'inizio di quella sorta di spy story in salsa tragedia napoletana che ha portato infine alle dimissione dell'ex ministro Gennaro Sangiuliano, caduto nella trappola ordita dall'imprenditrice pompeiana Maria Rosaria Boccia. I fili di quella macchinazione, però, erano tirati dall'alto, dal solito sistema di esclusive giornalistiche usate come una clava per aprire filoni giudiziari contro gli avversari politici. Non è un caso che siano sempre gli stessi i nomi, che emergono ora nelle carte dell'inchiesta della Procura di Roma, pronta a chiedere di mandare a processo la Boccia per stalking e lesioni verso l'ex ministro Gennaro Sangiuliano. Agli atti dell'indagine, il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e il pm Giulia Guccione, titolari del fascicolo sul Boccia-gate, hanno depositato decine di pagine di conversazioni tra la Boccia e Sigfrido Ranucci, il conduttore che nella sua trasmissione Report ha mandato in onda l'audio della telefonata privata tra Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, insieme al marito parte offesa nel procedimento a un passo dal dibattimento. Quella registrazione illegale della conversazione tra coniugi è diventata infatti il pilastro di uno dei capi di imputazione, formulati nel confronti dell'imprenditrice pompeiana, che «con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso», scrivono i pm elencando ben trentatré episodi di stalking di cui la Boccia dovrà risponderne davanti ai giudici, «imponeva a Sangiuliano di tenere aperta la conversazione telefonica con lei mentre lui, che si trovava presso l'abitazione privata di San Marino, confessava alla moglie Federica Corsini la relazione extraconiugale e contestualmente il litigio che ne scaturiva, così procurandosi indebitamente notizie attinenti la loro vita privata».
Notizie che la Boccia ha utilizzato per umiliare davanti a tutta Italia sia l'uomo che il ministro. I pm, infatti, scrivono che l'imprenditrice «successivamente diffondeva alcuni stralci al giornalista Luca Telese, il quale ne rifiutava la pubblicazione, ed alla redazione della trasmissione Report, che invece li mandava in onda nel corso della trasmissione dell'8.12.24». Una messa in onda che ha scatenato l'indignazione del centrodestra, visto che la conversazione tra il ministro e la moglie nulla aveva a che fare con le fantasiose accuse di peculato ipotizzate nell'ennesimo esposto, puntualmente archiviato e cestinato, del solito produttore di carte bollate contro il governo, Angelo Bonelli. Tanto che il Garante della privacy era intervenuto contro l'azione di Report, con una maxi multa da 150mila euro, annullata pochi giorni fa dal giudice Corrado Bile, autore di una sentenza storica pro migranti e contro l'esecutivo Meloni. Dietro quella messa in onda, oltre all'obiettivo di mettere nel mirino il governo, oggi si nascondono le lunghe chat tra Ranucci e la Boccia, nate sotto l'egida dell'attivismo politico e ben presto passate da Sangiuliano ad altri nomi importanti del centrodestra. Non solo politici, ma anche attacchi a giornalisti non schierati a sinistra e elucubrazioni sui massimi sistemi di un teatrino mediatico dove la notizia col fango arriva prima che qualsiasi ipotetico illecito sia mai avvenuto. Una sorta di allucinazione condivisa, in cui Ranucci e la donna, che grazie alle macchinazioni sfociate in stalking è diventata l'idolo della sinistra per quella liaison con l'allora titolare della Cultura, vedono complotti dove non ci sono. Mentre quello ordito dalla Boccia è delineato dai nuovi atti dell'inchiesta.

