Dove non arriva il Csm ci pensa la Cassazione. Uno dei pochi magistrati cacciati per indegnità dal Consiglio superiore della magistratura si vede restituita la toga grazie a una decisione della Suprema Corte, che ritiene infondata solo uno dei cinque capi d'accusa contestati al collega. Di tutte le altre accuse, anche la Cassazione ritiene che il giudice sia colpevole, e sono colpe pesanti: in pratica, il magistrato avrebbe dispensato per anni incarichi professionali a un suo intimo amico, ottenendo a sua volta dall'amico incarichi professionali per oltre trecentomila euro per la propria moglie. Ma questo per la Cassazione non è un buon motivo per licenziarlo.
È una vicenda di notevole attualità, perché quanto accaduto non potrà più ripetersi se la riforma della giustizia entrerà in vigore venendo confermata dal referendum del prossimo marzo. Infatti i provvedimenti disciplinari a carico dei magistrati non verranno più decisi dal Csm ma da un'Alta corte di giustizia, e i ricorsi contro i provvedimenti non approderanno più in Cassazione ma ad un'altra sezione della stessa Alta Corte. Non sarà più possibile che magistrati che hanno commesso colpe anche gravi vengano salvati dai loro stessi colleghi.
Questo è invece quanto è accaduto ora. Il protagonista si chiama Giuseppe Bersani, ha sessantun anni e all'epoca dei fatti era in servizio come giudice a Piacenza. Qui la Procura della Repubblica indagando su alcuni commercialisti si imbatté in intercettazioni inequivocabili. "Grazie per l'ottimo menu come sempre principesco", scrive Bersani un giorno all'avvocato Corrado Schiaffonati cioè a uno dei professionisti cui assegnava curatele e altri incarichi nonostante l'amicizia che li legava. Un rapporto che a quanto pare a Piacenza era sotto gli occhi di tutti, in una intercettazione dell'antimafia di Genova due consulenti si lamentano ad alta voce, "fortissimo dubbio Schiaffonati con Bersani, un macigno di 900mila euro di parcella non esiste al mondo". Per i suoi rapporti con un altro amico, il commercialista Virgilio Sallorenzo, per i trecentomila euro di incarichi andati a sua moglie, il giudice Bersani finisce sotto inchiesta ad Ancona per corruzione, ma già lì viene trattato con umanità, e riesce a patteggiare una modesta condanna per abuso d'ufficio. Ma a quel punto scatta il procedimento disciplinare che alla fine del 2024 finisce con il massimo della pena: radiazione. Per la sezione disciplinare del Csm i fatti "restituiscono la figura di un magistrato incurante dei valori che attendono alla funzione", "la violazione dell'obbligo di astensione risultava strumentale al perseguimento di fini egoistici (vantaggio patrimoniale per la moglie) con conseguente asservimento della funzione giurisdizionale agli interessi personali", "il dottor Bersani aveva ormai assunto una concezione della cosa pubblica come equivalente di un affare privato". Bersani, che nel frattempo è finito a fare il giudice di famiglia ad Alessandria, è fuori dalla magistratura.
Il 5 gennaio scorso, le Sezioni unite della Cassazione accolgono il suo ricorso. La palla torna al Csm, che per giudicare Bersani dovrà valutare "tanto l'adeguatezza della sanzione quanto per l'eventuale scarsa rilevanza dei fatti stessi". A difendere Bersani in Cassazione è stato un suo ex collega, Marcello Maddalena, che quando era procuratore a Torino aveva fama di moralizzatore.

