Enrico Costa sembra un po' affannato, quasi sopraffatto dagli eventi, eppure non perde il suo aplomb sabaudo. Nella prima giornata da presidente dei deputati di Forza Italia, dopo l'intervento della famiglia Berlusconi pro rinnovamento, l'uscita polemica di Paolo Barelli, la rimessa in riga del leader Antonio Tajani della fronda, tocca a lui dare segnali di nuovo.
Onorevole, come si sente?
"Sento una grande responsabilità, tutto il peso di guidare un gruppo che ha nel simbolo il nome di Silvio Berlusconi. Ho preso possesso del mio ufficio, che per me ha un significato speciale perché era di Aldo Bozzi, storico esponente dei liberali. Il mio obiettivo è di creare le condizioni per una coesione interna e accentuare i contenuti liberali nell'azione politica di Fi. Assumo questo ruolo con un bagaglio di valori che mettono al centro la persona e la sua libertà di scelta. Un centrodestra moderno si deve occupare di libertà e diritti".
È questo il rinnovamento azzurro, magari concentrarsi su grandi temi civili, come l'eutanasia?
"Rinnovamento è stare al passo coi cambiamenti della società ed essere motori di un centrodestra moderno. Temi come questi sono da tempo nel bagaglio dei liberali e il buon senso impone di affrontarli".
Ha un'idea particolare?
"Mi piacerebbe potenziare l'elaborazione delle proposte politiche da parte dei giovani, coinvolgendo nell'attività del gruppo universitari. Giovani qualificati, con idee, interessati alla vita politica, che vogliano vedere come nasce una legge e dare un contributo".
Un modo per riavvicinarli alla politica?
"Soprattutto, per riavvicinare la politica alla vita quotidiana. I giovani hanno una percezione maggiore delle dinamiche di cambiamento della società e possono fornirci spunti attuali".
Che impronta vuol dare alla sua presidenza?
"Appena eletto ho detto che intendo mettere insieme competenza e coesione, perché l'una senza l'altra non ha sbocchi. I valori sono quelli del dna liberale e la bussola è nel Manifesto della libertà di Fi".
Terrà insieme le anime diverse del partito?
"Non credo che ci siano diverse anime, siamo il gruppo più qualificato, per capacità, esperienza e doti personali, dobbiamo solo essere capaci di valorizzare al massimo le nostre specificità ed essere una grande squadra".
Qualcuno si è lamentato di una precedente gestione troppo centralizzata del gruppo.
"Mi sono impegnato a valorizzare le storie e le professionalità di ciascuno. Parlerò con ogni deputato, ho già iniziato a farlo, per fare le scelte giuste. Tutti saranno parte di un progetto che avrà come tratto distintivo l'attenzione ai dettagli, l'approfondimento, lo studio dei temi. Un metodo insegnatomi, quando ho mosso i primi passi da parlamentare, da Niccolò Ghedini, che tengo molto a ricordare".
In queste ore c'è stato un incontro tra Tajani e Giorgio Mulè.
"Un incontro tra segretario e vicepresidente della Camera non è una notizia. Giorgio è stato responsabile della campagna referendaria e abbiamo lavorato fianco a fianco".
Il suo impegno sulla riforma l'ha messa in luce, a prescindere dal risultato del voto. Che farà di quest'esperienza?
"Sono appena andato in Commissione giustizia a rassegnare le dimissioni come vicepresidente, rimarrò come membro. Non c'era alcuna incompatibilità, ma sono per fare una cosa alla volta. Certo, continuerò ad interessarmi di giustizia, che rappresenta le fondamenta del sistema costituzionale. I temi del referendum sono sul tappeto ed andranno affrontati".
Ci saranno cambiamenti del gruppo attorno a lei?
"Ora per me la priorità è incontrare tutti i parlamentari e ascoltare proposte e idee".

