Vingegaard, "re pescatore" che due anni fa rischiò la morte

Scritto il 01/06/2026
da Pier Augusto Stagi

Il bacio sulla bici alla foto di moglie e figli sempre vicini a lui. Di Milan ultimo sprint vincente a Roma

Cinque baci per un bacio. Cinque baci alla foto di sua moglie e dei suoi bimbi posta sul manubrio, seguito dal bacio all'anello nunziale, per celebrare le cinque vittorie di tappa che Jonas Vingegaard ha conquistato in questo Giro dominato in lungo e in largo.

Cinque baci per un bacio: quello che ha ricevuto ieri a Roma (nell'ultima tappa successo allo sprint di Jonathan Milan che sblocca il suo digiuno) da sua moglie Trine e dai suoi due piccoli, Frida e Hugo. Jonas li ha avuti al suo fianco anche due anni fa, quando rischiò di vedere la sua carriera andare in frantumi. Dopo aver vinto due Tour, l'unico in grado di battere quel prodigio di Pogacar, Vingegaard vide la morte scorrere davanti ai propri occhi. Era il 4 aprile del 2024 e il danese correva la quarta tappa del Giro dei Paesi Baschi, quando ad oltre 80 km all'ora finì violentemente per terra e si ritrovò con una maschera d'ossigeno addosso e una diagnosi che pendeva come una lama sulla sua testa: frattura della clavicola destra, frattura di diverse costole, una contusione polmonare e uno pneumotorace: mai aveva subito un infortunio così serio.

Novantotto giorni dopo "aver creduto di morire", ma anche dopo "aver pensato che mai più sarei tornato a correre in bicicletta", dopo tre mesi a rincorrere sé stesso, il danese non solo è risalito in sella al Tour, ma il 10 maggio di quell'anno, sul traguardo di Le Lioran, è tornato a vincere battendo in volata proprio lui: Tadej Pogacar. Quel Tour lo perse, così come quello successivo: l'anno scorso. Ma è comunque sempre finito sul podio. In questo Giro, invece, di avversari non ne ha avuti. Ha stravinto senza strafare. Cinque vittorie: Blockhaus, Corno alle Scale, Pila, Carì e Piancavallo. "È stato bello poter rallentare nell'ultimo chilometro e godermi quel momento lungo la strada", ha detto il danese.

Per tutti, da anni, è il re pescatore. Non perché ami pescare, ma perché a Hillerslev, il suo paese, una delle attività principali è la pesca e Jonas da adolescente ha lavorato in un mercato ittico del porto di Hanstholm. "Mi svegliavo alle cinque di mattina e mi piaceva ha raccontato -. In qualche modo era rilassante. Lavoravo tra le 25 e le 30 ore per settimana, tra le 6 e mezzogiorno. Così avevo il pomeriggio per allenarmi".

Nessun grillo per la testa, nessun tatuaggio e nessun orecchino: solo famiglia e bicicletta. Eppure la storia di Vingegaard ha anche un che di paradossale. Il più grande scalatore del mondo (Cit. Pogacar) è nato in una terra, la Danimarca, completamente piatta o quasi. Il punto più alto del Regno? La collina Møllehøj, nel bel mezzo della penisola dello Jutland, dove si tocca l'inebriante quota di 170 metri sul livello del mare. D'altra parte, la Danimarca è anche i Paese delle favole.