Dall'ultimo atto della nuova Champions league, esaltato dalla ricerca di un gol, un gol soltanto per conquistare la terra promessa dei play off, sono uscite le gigantografie di uno stregone e un sognatore. Lo stregone è lui, Josè Mourinho, guida spirituale del Benfica che ha messo sotto il Real Madrid e raggiunto la sponda dello spareggio Champions grazie al gol del suo portiere, lanciato dallo stesso Josè nel mischione al minuto 97° grazie alla punizione (discutibile) fischiata dall'arbitro Massa. Josè ha fatto cenno al portiere con il capo: vai. E l'ucraino, di giallo vestito, è andato, è riuscito a saltare più alto di tutti e a firmare il 4 a 2 che ha fatto tremare tutta Lisbona. È proprio vero: il calcio l'ha inventato il diavolo (dixit Allegri). Solo una diavoleria di Mou poteva firmare l'epilogo spettacolare che il nostro ha festeggiato abbracciando un raccattapalle incontrato per caso a bordo panchina.
L'altra figura che emerge dalla serata di Champions è quella di un inguaribile sognatore come Roberto De Zerbi. Ce ne innamorammo ai tempi del Foggia, città che gli ha donato la cittadinanza onoraria per l'affetto conservato, e da quel giorno non ci ha mai deluso. Nemmeno nella cattiva sorte, come appunto mercoledì sera che gli costerà qualche graffio francese (Dugarry lo ha di recente attaccato) dopo aver fatto sognare ai tifosi dell'OM la possibilità di competere niente meno che con il Psg. Mourinho ha festeggiato gridando è mio, è mio, RDZ non ha nascosto l'amarezza della eliminazione che non è la sconfitta del suo calcio. Chissà se mai lo capiranno coloro i quali lo hanno spesso strumentalizzato per avvelenare il pozzo calcistico di Allegri. RDZ li redarguì: "Si può vincere non in un solo modo". Inutilmente.

