Ridacchiano, guasconi, malgrado il clima già rigido imposto dal grigio novembre milanese. A San Siro sono accorsi in quindicimila, alcuni con il costume di Pulcinella indosso, altri - in mucchio - con vaporose parrucche e maglie personalizzate, per imitare il loro idolo, che poi sarebbe Diego Armando Maradona. Ignorano, ancora, che il 1985 non sarà l'anno della consacrazione, ma comunque poco ci manca.
Il Napoli è guidato da un cocchiere bresciano, Ottavio Bianchi, uno che conosce il significato intenso dell'essere partenopeo adottivo, dal momento che con questa maglia c'ha giocato. Punta forte su Maradona e Giordano, armati dall'estro incontrollabile di Pecci, protetti dalla generosità di Renica, dai muscoli di Bruscolotti, dalle mani sicure di Garella, tra i pali. A fine corsa quella squadra piazzerà i gomiti al terzo posto: 39 punti, a due spanne dalla Roma e non troppo distante dalla Juventus campione d'Italia.
Dall'altro lato del campo fluttuano, riscaldandosi, i giocatori dell'Inter. Il calciomercato è apparso singolare. La Serie A ha patito un'emorragia di talento calcistico, una dissipazione di estro in piena regola, commiatandosi da tre stelle brasiliane: Zico, Socrates e Falcao. Quel che ne scaturisce, in assenza di una liquidità debordante, è una gran fanfara di scambi allestiti compulsivamente, nella speranza malcelata che, rimescolando le tessere, le cose possano girare per il verso giusto.
In questo intricato scenario i nerazzurri, guidati da Ilario Castagner, hanno acquistato Fanna e Marangon dall'Hellas Verona, e soprattutto Marco Tardelli dalla Juventus, in cambio di un conguaglio che comprende anche il giovane attaccante Aldo Serena, già in prestito al Torino, il che genera pluviali mal di pancia sotto la Mole. La stella più rilucente è senza dubbio Karl-Heinze Rummenigge, il tedesco che infilzerà i portieri altrui per 13 volte nel corso della stagione, senza tuttavia poter evitare che la sua Inter arrivi mestamente sesta. Accanto a lui, quel 10 novembre, ci sono Brady e Altobelli, tra i pali Zenga, e poi gli altri capisaldi, Bergomi, Collovati, Baresi.
Prima del match "bisteccone" Gian Piero Galeazzi, sovrano delle dirette Rai, si aggira assetato di interviste nell'ampio tunnel dello stadio. Rapace, intercetta proprio loro, i due big della partita. Afferra per un braccio Karl-Heinze Rummenigge e lo scorta fino da Diego Armando Maradona, a favore di telecamere. "Sentite, fatevi una domanda, cosa vi chiedereste?", li incalza. Ma il tedesco dice "niente" e lo stesso Diego: "Siamo calciatori, pensiamo a giocare a pallone". Galeazzi però non demorde: "Diego, ma se lo avessi incontrato fuori dallo stadio, cosa gli avresti chiesto a Karl - Heinze?". E il 10 del Napoli ammette sicuro, tradendo un sorriso: "Di non giocare".
Si congedano dunque, e giocano, entrambi. Bianchi mette davanti il solo Giordano, puntando sugli inserimenti senza palla, da dietro. L'Inter però sembra partire meglio, e Garella viene subito impegnato. Baresi stringe su Maradona, Bruscolotti alita sul collo di Rummenigge. All'intervallo, in tribuna, Galeazzi - ancora lui - intercetta il tecnico Bearzot: "Il Napoli è solido, ragione e corre. Offre pochi spazi e l'Inter, anche se è molto animosa, non ne trova".
Sembra una previsione azzeccata, perché il Napoli, oltre a chiudersi, cerca di affondare il colpo a inizio ripresa. Giordano salta Zenga, ma Baresi salva sulla prodigiosamente sulla linea, ricevendo un bacio schioccante in testa proprio da Walter. Pochi istanti dopo però Giordano crossa in area, dove stavolta Baresi si fa superare dalla traiettoria. Maradona se la aggiusta di petto e calcia di sinistro: 0-1, Napoli canta "Maradona è meglio di Pelè".
L'Inter però non depone le armi. Avanza, prende campo, centra un palo con Mandorlini e si vede annullare un gol di testa di Collovati. Il clima adesso si scalda oltremodo. Garella viene colpito alla testa da una grandinata di oggetti, Altobelli e Bruscolotti vengono espulsi, mentre Mandorlini - seppur fortuitamente - spezza una gamba a Buriani con una scivolata. A diciassette giri di lancette dal novantesimo Collovati, spinto in area, si procura un rigore che può rimettere tutto in parità. Sul dischetto va Brady: sangue glaciale e Garella spiazzato. Il risultato resta conficcato sull'1 a 1. Rummenigge non è riuscito ad incidere, Diego sì. La stagione è ancora all'inizio, ma allora come oggi, Inter-Napoli resta sempre una diramazione potenzialmente decisiva per l'orientamento del campionato.

