Serve «una parola di pace» per questa Biennale di guerra e polemiche: Pietrangelo Buttafuoco auspica l'arrivo di Papa Leone. Lo ha detto l'altra sera, nel complesso di Santa Maria Ausiliatrice, al Castello, sede del Padiglione della Santa Sede (L'orecchio è l'occhio dell'anima, curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers con Soundwalk Collective): «Ci permettiamo di chiedere a sua Santità Papa Leone di volgere lo sguardo a questa nostra fatica, di venire e pronunciare una parola, quella che io, che non sono laico, chiamo benedizione» e «la parola tra tutte proibita: pace», ha detto il presidente della Biennale davanti al cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, al patriarca di Venezia monsignor Francesco Moraglia, e al sindaco Luigi Brugnaro. Finora, la prima e unica volta di un Papa alla Biennale è stata quella di Francesco, nel toccante padiglione allestito carcere della Giudecca, nel 2024.
Nel frattempo, ieri sono stati 10mila (+10% rispetto all'ultima edizione) i visitatori che hanno varcato i cancelli della Biennale nella giornata inaugurale di questa 61esima edizione dal titolo In Minor Keys di Koyo Kouoh. Chiuso, come da programma, il Padiglione Russia, code infinite davanti all'Austria, che sta attirando per il carattere teatrale e disturbante del padiglione (le foto della performer nuda che, con il corpo, colpisce una campana a ogni battito d'ora sono virali). Code anche davanti a Germania, Francia, Gran Bretagna. Difficile prevedere l'esito di questi primi «Leoni dei Visitatori», il meccanismo pensato per supplire alla mancanza della giuria designata. I premi, assegnati alla chiusura, il 22 novembre, andranno a un artista partecipante alla mostra internazionale e a una delle 100 Partecipazioni Nazionali e potranno votare solo i titolari di biglietto che avranno visitato sia i Giardini che l Arsenale. Un'idea democratica, al netto di qualche rischio di fattibilità (chi mai riesce a vedere tutti i Padiglioni?). Il meccanismo del voto da casa non è però piaciuto agli artisti: quasi la metà (52 su 110) di quelli della mostra principale ha detto di non voler essere presa in considerazione, segnando l'ennesimo strappo. La dichiarazione, diffusa su e-flux e rilanciata da Artnews, «in solidarietà con le dimissioni della giuria selezionata da Koyo Kouoh» ha tra i firmatari nomi pesanti come Alfredo Jaar, Tuan Andrew Nguyen, Otobong Nkanga e Walid Raad. Rifiutano di essere considerati per il premo anche gli artisti di 16 padiglioni nazionali: tra questi, Yto Barrada per la Francia, Oriol Vilanova per la Spagna e gli artisti di Svizzera, Polonia, Irlanda. Non c'è pace, per questa Biennale.

