Costruttori cinesi di auto all'assalto dell'Europa e prossimi a produrre in stabilimenti ceduti dai big occidentali, puntando soprattutto sulla Spagna. È il caso di Geely con Ford, dalle parti di Valencia, e di Saic che ha rilevato e rilanciato il marchio britannico Mg, in Galizia. Byd, con l'italiano Alfredo Altavilla al volante delle operazioni in Europa, e in attesa di avviare tra pochi mesi le linee di montaggio in Ungheria, per poi bissare nel 2027 in Turchia, avrebbe invece messo gli occhi sull'ex sito modello di Volkswagen, a Dresda, in Germania, inattivo dal 2025, più conosciuto come fabbrica di vetro per l'architettura avveniristica esterna e interna.
A mettere nero su bianco con il partner cinese Leapmotor è invece Stellantis che punta ad aumentare la produzione, sempre in Spagna, nello storico sito di Opel a Saragozza. In proposito, le due realtà intendono avviare la produzione del Suv elettrico B10
di Leapmotor e di un nuovo Suv sempre a batteria e di segmento medio con il marchio Opel. L'ampliamento della partnership prevede anche l'assegnazione dei futuri modelli Leapmotor allo stabilimento Stellantis di Villaverde, vicino a Madrid, con una potenziale produzione destinata sia al mercato europeo sia a quello globale a partire dal 2028.
«Questo annuncio - spiega il ceo di Stellantis, Antonio Filosa - riflette la nostra intenzione nell'approfondire questa partnership e compiere un ulteriore passo verso future collaborazioni ancora più grandi». E il collega Zhu Jiangming, a capo di Leapmotor: «Le nostre tecnologie all'avanguardia combinate con la portata globale di Stellantis, le profonde radici e i marchi automobilistici molto amati renderebbero questa partnership straordinariamente potente».
Dunque, Spagna sempre più al centro dell'attenzione soprattutto per i bassi costi energetici. E l'Italia? Le ultimissime parlano di emissari cinesi avvistati in questi giorni nei dintorni di Cassino e anche di Termoli. Settimane fa, trovando anche il compiacimento del ministro Adolfo Urso, si era parlato di Dongfeng interessato proprio al sito di Cassino, quello più in difficoltà di Stellantis e alle prese con un altro stop produttivo da domani al 15 maggio.
Intanto, alla vigilia dell'Investor Day di Stellantis, in programma negli Stati Uniti il 21 maggio, si dovrebbero tenere due incontri preliminari: uno con i sindacati e l'altro con il governo. Confronti, secondo indiscrezioni, durante i quali potrebbero essere anticipati alcuni dettagli sulle intenzioni del gruppo in Italia.
Il dato di fatto, comunque, riguarda l'avanzata inarrestabile dei big cinesi dell'auto in Europa. Come reagire? La ricetta di AlixPartners: gli occidentali devono attuare una strategia di partnership per accedere alla tecnologia, necessaria per difendere le quote locali in erosione, e ripensare il proprio modello operativo in modo radicale. «In Europa - afferma Dario Duse (AlixPartners) - il marginale recupero atteso al 2030 sarà trainato quasi esclusivamente dalla crescita dei marchi cinesi, che prevediamo venderanno circa 800mila veicoli in più con una quota di mercato che salirà dal 9% del 2025 al 13% atteso al 2030». Il Dragone pianifica, infatti, di triplicare la capacità produttiva all'estero, raggiungendo 3,4 milioni di vetture nel 2030, di cui 1,6 milioni proprio in Europa.

